Senza Conservanti

N. 178 – MISSIONARI E REMIGRAZIONE

Nella nostra zona esiste una casa dei Missionari della Consolata. Una congregazione religiosa maschile e femminile che prepara preti, suore, laici e laiche dediti alle missioni. Una storia iniziata nel 1901 da don Giuseppe Allamano, prete torinese. Attualmente la congregazione comprende quasi mille missionari con case sparse in tutto il mondo e le 600 missionarie……
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Nella nostra zona esiste una casa dei Missionari della Consolata. Una congregazione religiosa maschile e femminile che prepara preti, suore, laici e laiche dediti alle missioni. Una storia iniziata nel 1901 da don Giuseppe Allamano, prete torinese. Attualmente la congregazione comprende quasi mille missionari con case sparse in tutto il mondo e le 600 missionarie ugualmente presenti nei continenti.

Annunciano il Vangelo e si applicano in opere sociali utili: scuole, ospedali, laboratori, scuole per mestieri, centri di alfabetizzazione, difesa delle donna. Tutte attività che sono chiamate “opere di carità”. Oltre 2.200 sacerdoti stranieri di molte Congregazioni religiose, “aiutano” a gestire le nostre Parrocchie in Italia per la scarsità delle vocazioni.

Contemporaneamente in Europa, in America, in Canada, in Australia nella cultura e nella politica sta sorgendo l’appello alla remigrazione: il ritorno delle persone immigrate nei propri paesi, con politiche sempre più restrittive.

La contraddizione per un cristiano è evidente: da una parte è utilizzato il personale religioso per le difficoltà a causa della mancanza di vocazioni, dall’altra la convinzione a voler rimanere un gruppo sociale omogeneo, senza immigrati. Il paradosso esplode per chi spedisce qualche offerta alle missioni e contemporaneamente è convinto della politica di remigrazione.

Non comprendere questa contraddizione è segno della gestione personale ed utilitaristica del modo di agire cristiano. La radice è nell’aver modificato i termini della fede cristiana, con la torsione dei contenuti a proprio vantaggio. Non si tratta della separazione tra pensiero e condotta, ma della doppiezza del proprio sentire. Separare la religiosità dalla vita concreta significa ignorare i termini della fede, adattandoli alle circostanze utili a sé.

Eppure, nonostante i piccoli numeri, l’opera di solidarietà è lodevole: le migliaia di persone, religiose e laiche, che nel mondo dedicano tempo, energie e competenze gratuitamente lanciano l’appello di un ordine egualitario e solidale. Le opere concrete sono stimolo di aiuto e di messaggio che appella al rispetto, all’uguaglianza, alla gratuità. Fari di luce e di sacrificio, vissuti per ideali nobili e non per piccoli interessi.