Senza Conservanti

N.175 – EMOZIONI, CULTURA, CERVELLO

Leggendo un libro (Turi Munthe, Perché pensiamo quello che pensiamo ) sono rimasto impressionato dalla riflessione dell’autore che, con metodo scientifico, vuol dimostrare che il pensiero e quindi le convinzioni che abbiamo dipenderebbero da un insieme di condizioni che lo formano. Un insieme di fattori che partendo dall’ambiente, dalla cultura, dalla famiglia, dall’istruzione alimentano le……
Senza conservanti

Leggendo un libro (Turi Munthe, Perché pensiamo quello che pensiamo) sono rimasto impressionato dalla riflessione dell’autore che, con metodo scientifico, vuol dimostrare che il pensiero e quindi le convinzioni che abbiamo dipenderebbero da un insieme di condizioni che lo formano. Un insieme di fattori che partendo dall’ambiente, dalla cultura, dalla famiglia, dall’istruzione alimentano le scelte della vita. I condizionamenti avverrebbero nelle emozioni, nei ragionamenti in politica, in quelli culturali e in quelli religiosi.

Il grave è che i cambiamenti avrebbero effetto a livello biologico, con l’azione cerebrale che si adatterebbe alle condizioni esterne che ogni individuo vive. Biologicamente il cervello si atrofizzerebbe o si espanderebbe a seconda delle circostanze esterne.

Se così fosse la libertà che invochiamo sarebbe molto limitata, perché condizionata dagli elementi esterni che orientano il pensiero di ogni biografia.

La tesi, se fosse esasperata, dimostrerebbe che in realtà è il destino che impone pensieri e decisioni. E’ vero che l’ambiente, il tempo, la famiglia sono condizioni date alla nascita e alla vita, ma non si può pensare alla determinazione assoluta di ogni esistenza. Scomparirebbero i valori della verità e della volontà, abbandonando ognuno al destino non scelto.

Un equilibrio va salvato: pur vivendo negli stessi contesti sociali i pensieri, le emozioni, le convinzioni cambiano. Né è possibile comprendere gli elementi precisi che determinano le scelte. Nella filosofia classica si faceva appello alle tre condizioni inerenti alla responsabilità della condotta umana: l’intelligenza, la volontà, le emozioni. Lo scriveva già San Agostino nel IV secolo.

Le condizioni della vita sono varie: la coscienza critica è capace di scegliere e di decidere.

Tali pensieri e scelte si limitano alla condizione umana che vive, nella sua breve vita, una serie di inviti, di pressioni, di pensieri ed emozioni che si mescolano.

Il limite delle riflessioni deterministiche consiste nella pretesa di voler dimenticare il tempo e lo spazio. Due misure che accompagnano ogni vita all’interno della quale ciascuno esiste. La stessa storia che ha la pretesa di raccontare le vicende umane è soggetta all’autore, al tempo e alle condizioni di chi la propone.