Buona Pasqua, Aurela. Gli auguri di don Vinicio Albanesi in una lettera pubblicata su “Il Resto del Carlino”

CAPODARCO DI FERMO – Carissima, in questo giorno di festa grande, vogliamo porgerti i nostri auguri. Ne hai bisogno, perché la tua vita è appesa a un filo. Ti auguriamo di poterti rimettere in salute e soprattutto di riprenderti la vita. Conosciamo, anche se a […]

this.image.title

CAPODARCO DI FERMO – Carissima, in questo giorno di festa grande, vogliamo porgerti i nostri auguri. Ne hai bisogno, perché la tua vita è appesa a un filo. Ti auguriamo di poterti rimettere in salute e soprattutto di riprenderti la vita.

Conosciamo, anche se a grandi linee, la tua storia dolorosa. Sei venuta in Italia dalla lontana Romania per trovare futuro. La tua situazione familiare non era delle migliori: eri stata costretta a separarti per un marito violento, alcolizzato e disoccupato. Ti avevano promesso, prima di partire, un lavoro dignitoso. Hai lasciato una figlia già grandicella con i nonni. La dura realtà dell’Italia ti ha relegata in un angolo della montagna. Ti sei adattata a fare la badante, ma hai incontrato un vecchio orco che ti ha ridotta a un animale bastonato. Ti ha dato vitto e alloggio per continuare a guadagnare su di te.

Non hai resistito al dolore e hai cercato di farla finita. I medicinali invece di ucciderti, ti hanno mutilata. L’ictus ti ha tolto la voce, non riesci a camminare e non sempre a connettere. Le nostre istituzioni ti volevano espellere dall’Italia, perché una straniera malata è indesiderata. E tu, in Romania, in queste condizioni, non avresti ritrovato nemmeno una casa, ma la prospettiva di andare ad abitare presso una vicina. Essere malati, senza chi ti accudisce, è terribile.

Ti abbiamo accolta perché sei rimasta sola e bisognosa di cure. Volevamo anche riparare al male che alcuni, che ancora si dichiarano cristiani, ti hanno fatto. Ti chiediamo perdono per loro. Non ti abbandoneremo perché la nostra fede, dopo il Venerdì santo di dolore, ci dice che la Pasqua è vita e risurrezione. Non possiamo fare il miracolo, però possiamo starti accanto e curarti. Puoi consolarti che anche tra chi comanda qualcuno ha buon cuore.

Stai dunque serena: sei giovane; hai appena 35 anni. Farai riabilitazione, ti riprenderai. Non sappiamo quale sarà il futuro che verrà: sicuramente, con qualcuno che ti accompagnerà, potrai, finalmente, ritrovare la tua strada, per tornare, guarita, al tuo Paese. Proprio in questi giorni abbiamo accolto altri ragazzi e ragazze scappati da paesi lontani dell’Africa. Anche loro cercano la via per essere felici e per realizzare i loro sogni.

Qualcuno tra i nostri mormora e si impaurisce, ma non bisogna dar loro retta. Noi sappiamo che aiutare ogni persona che ha bisogno fa parte della nostra fede. E non è faticoso come può sembrare: se si è attenti alla vita di chi incontriamo, è facile capire di che cosa hanno bisogno e dar loro una mano. Molti generosi lo stanno facendo.

Cara Aurela, il Dio che sta nei cieli – qualunque sia il tuo – ci ha suggerito di volerci bene. E questo facciamo. Possa tu trascorrere questo giorno e i giorni che verranno con la speranza nel cuore. Coraggio: ce la farai. Un abbraccio forte forte.

Buona Pasqua!
don Vinicio

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

Il progetto della cura: una ricerca continua di equilibrio

Conversiamo con Gerardo D’Angelo e Béatrice Vernon Qual era il modello di assistenza nella Comunità di Capodarco inizialmente? A Capodarco fino all’inizio degli anni ’90, l’assistenza alle persone con disabilità era garantita esclusivamente dai volontari, dagli obiettori di coscienza in servizio civile e dagli stessi disabili meno gravi. Con il passare del tempo la Regione…

Articolo

Prendersi cura non è solo curare

di Paola Todeschi* Ci sono persone che lasciano il segno. Magari le abbiamo conosciute per caso, percorrendo con loro solo un breve tratto di strada, quando la malattia ha interrotto violentemente la normalità. Le ricordo con piacere perché ho avuto a cuore le loro condizioni, provando interesse per ciò che accadeva. La consapevolezza di poter…

Articolo

Il potere dei gesti invisibili

di Elia Africani Il valore delle presenze “silenziose” nella vita di una organizzazione. Ci sono comunità che si definiscono attraverso ciò che mostrano: ruoli, decisioni, riunioni, comunicati, persone “in prima fila”. Questo è comprensibile e abbastanza ovvio; il palcoscenico è dove avviene ciò che fa notizia, è più facile da raccontare. Eppure, chiunque abbia frequentato…

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.