Il 5 settembre la comunità terapeutica “L’Arcobaleno” cambia casa

Dopo 28 anni la comunità terapeutica residenziale “L’Arcobaleno” cambia la sua sede: l’inaugurazione della nuova casa per i giovani dai 18 ai 30 anni che stanno uscendo dalle dipendenze avverrà il 5 settembre in via Montotto. «Un cambiamento che ci entusiasma e dona nuova spinta al […]

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Dopo 28 anni la comunità terapeutica residenziale “L’Arcobaleno” cambia la sua sede: l’inaugurazione della nuova casa per i giovani dai 18 ai 30 anni che stanno uscendo dalle dipendenze avverrà il 5 settembre in via Montotto. «Un cambiamento che ci entusiasma e dona nuova spinta al nostro impegno quotidiano», commenta Riccardo Sollini, responsabile della Comunità che accoglie persone con problemi di dipendenza patologica, struttura sanitaria accreditata dalla Regione Marche. «Un luogo di cura che ha come obiettivo quello di accompagnare le persone che accogliamo nel ridefinirsi, nel ristrutturare se stessi e a volte anche a scoprirsi», aggiunge Sollini, con qualche approfondimento necessario sull’aspetto relazionale: «La comunità è anche un luogo di incontri di storie, le storie delle persone con cui percorriamo un pezzo di vita insieme, le storie delle persone che lavorano in comunità, e di tutti coloro che condividono con noi momenti di festa e di incontro. Il vivere insieme rappresenta per noi una molla che pone le idee e le iniziative della comunità su un alto piano di valore aggiunto, dove partendo dalla esperienza di ciascuno, dalle relazioni personali e sociali, aspiriamo a coltivare il sogno di un mondo più umano e solidale».

L’appartenenza alla “dimensione comunità” – continua il responsabile de “L’Arcobaleno” «crea un’identità degli appartenenti, tramite una storia comune, ideali condivisi, tradizioni. La comunità è vera solo se integrata con la società che la circonda, perché per raggiungere a pieno i suoi obiettivi si deve calare in ogni momento nel confronto con tutte le persone con cui entra in contatto». In questi anni, racconta Sollini, «abbiamo cercato di mantenere le nostre porte aperte, nel creare una vicinanza tra il territorio e la comunità, desiderando di sfatare l’idea della comunità chiusa, recintata e ai margini, ma anzi proponendo un luogo di confronto e di possibilità. Non parliamo di comunità aperta, la comunità per sua definizione di struttura di cura non può essere aperta, ma può essere integrata, può essere un luogo in cui si può trovare un supporto, o anche un luogo di divertimento e di riflessione. Crediamo nel promuovere l’identità di ciascuno e stimolare il confronto e il dialogo tra le persone».

«Quando qualcuno chiede che cosa succede in Comunità, la definizione più bella che abbiamo sentito è stata che è un luogo in cui si accompagnano le persone a riscoprire il valore del sogno – conclude Sollini –. Questo momento di cambiamento vogliamo viverlo e condividerlo con quanti credono nel valore dello stare insieme, del sognare e vivere giorno per giorno nel cercare il proprio futuro. Siamo dei Don Chisciotte, ma non perché corriamo dietro e ci scontriamo con illusioni, con fantasie e sogni irreali e irraggiungibili: sappiamo bene dove andare e dove guardare, con indicatori, percorsi pensati, studiati, riferimenti di letteratura. Siamo dei Don Chisciotte perché pensiamo che la verità oggettiva, quella che vedi davanti è in realtà una falsità è qualcosa che non esiste, la verità è tutto ciò che c’è dietro. Avere la capacità di vedere oltre lo sguardo scavare all’interno e vedere l’anima delle persone, credere di poter accompagnare nel cercarla ed insieme farla crescere».

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Redazione Capodarco

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