Droghe, Comunità preoccupate: “Dipendenze in crescita, ma servizi invecchiati”

ROMA – Ripristinare il Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, concretizzare l’accordo Stato-Regioni dove prevede la pari dignità tra i servizi pubblici e privati accreditati, senza dimenticare di dare un nome alla delega alle politiche antidroga, rinnovare la consulta di esperti e […]

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L'incontro del coordinamento Intercear al Senato (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani)

L’incontro del coordinamento Intercear al Senato (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani)

ROMA – Ripristinare il Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, concretizzare l’accordo Stato-Regioni dove prevede la pari dignità tra i servizi pubblici e privati accreditati, senza dimenticare di dare un nome alla delega alle politiche antidroga, rinnovare la consulta di esperti e operatori sociali prevista dal Dpr 309/90 e organizzare la Conferenza nazionale attesa ormai dal 2009. Sono queste alcune delle questioni emerse durante l’incontro “Lo stato delle tossicodipendenze in Italia. Analisi e prospettive”, organizzato da Intercear, realtà che raggruppa gli enti ausiliari delle principali comunità terapeutiche di molte regioni italiane, lo scorso 11 ottobre presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma. All’iniziativa hanno partecipato il capogruppo del Partito democratico, Luigi Zanda, la presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, l’onorevole Anna Margherita Miotto, componente della XII commissione Affari Sociali alla Camera dei deputati e il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia.

Secondo il coordinamento Intercear, sul territorio italiano le droghe “sono in espansione e nonostante  l’abuso delle tradizionali sostanze (eroina, cocaina) non diminuisce, alle vecchie si aggiungono le nuove sostanze  (Popper, Ketamina, Flatliner, speed, smart drugs, con nomi spesso mutevoli come le molecole con le quali vengono prodotte), senza dimenticare l’uso di alcool tra giovani e giovanissimi,  così come crescono le dipendenze senza sostanza, o comportamentali quali: dipendenza da gioco d’azzardo, da internet, da sesso”. A far fronte del fenomeno delle dipendenze che “si allarga a tutte le fasce sociali e condizioni economiche” coinvolgendo giovani e adulti,  è la realtà dei servizi italiani. Secondo Intercear sono “tra i più avanzati d’Europa perché diffusi nel territorio grazie ai Sert e alla legge del 1998 (cosiddetta Lumia) che ha inserito negli organici dei servizi pubblici migliaia di operatori pubblici di alta professionalità utilizzati fino ad allora in condizioni di precarietà. Così anche le comunità terapeutiche hanno avuto pieno riconoscimento ed è stata prevista l’alta integrazione  tra i servizi pubblici e quelli del privato sociale e un nuovo sistema di accreditamento per le comunità terapeutiche”. Nonostante questa presenza sul territorio, spiega Intercear, “i servizi sono invecchiati ed è mancato il salto di qualità nelle strategie dello Stato sia sul versante della “governante” sia sull’aspetto del rinnovamento e del mantenimento del ruolo qualificato ed integrato dei servizi delle comunità terapeutiche e dei Sert pubblici”.

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Riccardo Sollini

Per Riccardo Sollini, di Intercear e responsabile per le dipendenze della comunità Capodarco di Fermo, oggi è necessario “staccarsi dall’inseguire le sostanze o quelle che possono essere comportamenti e strumenti di dipendenza e mettersi su una dimensione culturale di altro livello che promuova una cultura dell’essere e della consapevolezza del proprio essere. Questo sia con azioni di tipo culturale, promuovere nuovi modelli di società, ma ancora di più rimettendo in discussione il modello di approccio sulle dipendenze e di guerra alle sostanze”. Per Sollini, occorre “perseguire politiche non giudicanti e non di colpevolizzazione di chi consuma, concentrarsi sul tema della dipendenza promuovendo approccio che portano alla consapevolezza; interventi sulla qualità della vita delle persone, che vanno a prevenire il perseguire comportamenti a rischio; promuovere relazioni e percorsi relazionali diversi all’interno dei percorsi di cura e terapeutici; ripensare la rete dei servizi, costruendo servizi in grado di anticipare i bisogni in un ottica di intervento generativo di cambiamento e di promozione delle relazioni umane e sociali; ribadire un approccio scientifico abbandonando scelte ideologiche”.

Leggi l’ntervento di Rccardo Sollini

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Redazione Capodarco

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