Papa Francesco accoglie la Comunità. “Grazie per ciò che fate”

“La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole a quella compiuta in base al censo, alla razza o alla religione”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco in Aula Paolo VI, ricevendo in udienza particolare la Comunità di Capodarco, in occasione dei suoi 50 […]

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“La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole a quella compiuta in base al censo, alla razza o alla religione”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco in Aula Paolo VI, ricevendo in udienza particolare la Comunità di Capodarco, in occasione dei suoi 50 anni di vita. “In questi decenni la vostra Comunità si è messa in ascolto attento e amoroso della vita delle persone. Questo vostro approccio supera l’atteggiamento pietistico e assistenzialistico, per favorire il protagonismo della persona con difficoltà.

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Foto: Stefano DalPozzolo

Incoraggio a proseguire in questa strada”, ha aggiunto il pontefice, aggiungendo: “Voglio ancora ringraziare per la testimonianza che date alla società, a partire dagli ultimi, dai più svantaggiati. Voi lavorate per l’inclusione con generosità e competenza, con l’aiuto di famiglie e volontari. Accogliendo tutti questi piccoli voi riconoscete in loro dei testimoni della tenerezza di Dio dai quali abbiamo molto da imparare e che hanno un posto privilegiato anche nella Chiesa”. Poi, ricordando che la Comunità “ha avuto origine dai pellegrinaggi a Lourdes e Loreto con il fondatore don Franco”, Bergoglio ha chiesto che i suoi membri continuino ad avere lo “stile del Vangelo”, con “tenerezza, premura, vicinanza, ma anche coraggio e spirito di sacrificio, perché non è facile camminare accanto a chi vive un disagio”.

Prima il Santo Padre aveva sottolineato: “Voi avete scelto di stare dalla parte di queste persone meno tutelate. In questo modo contribuite a rendere migliore la società. La qualità della vita di una società si misura da come include coloro che sono più deboli e bisognosi. La maturità si raggiunge quando l’inclusione è una cosa normale. La persona con disabilità deve partecipare alla vita della società. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli una società può dirsi costruita sul diritto e sulla giustizia”.

Alla fine del suo discorso, il Papa ha invitato i circa 3 mila presenti a “pregare nostra Madre, che dà forza alle mamme, alle nonne, a tutti noi che lavoriamo”. Dopo la recita dell’Ave Maria, ha impartito la benedizione e ha salutato i presuli che hanno accompagnato i partecipanti: dall’arcivescovo di Fermo Luigi Conti a monsignor Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri; da monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, a monsignor Calogero Peri, frate cappuccino, vescovo di Caltagirone. (lab)

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Redazione Capodarco

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