Il funerale, quell’’ultimo tratto di vita che il coronavirus ci toglie

Fa molto dispiacere assistere alla mancanza di funerali per l’epidemia del coronavirus. I camion militari che trasportano le salme, lontano dai luoghi dove le persone hanno vissuto, richiamano scenari di guerra. Non celebrare i funerali è come voler sottrarre la memoria di chi è ancora presente: […]

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Fa molto dispiacere assistere alla mancanza di funerali per l’epidemia del coronavirus. I camion militari che trasportano le salme, lontano dai luoghi dove le persone hanno vissuto, richiamano scenari di guerra. Non celebrare i funerali è come voler sottrarre la memoria di chi è ancora presente: da qui smarrimento e incertezza. Si è costretti a vivere da soli, senza la presenza dei nostri cari.

Abbiamo individuato per la fine della vita la morte: nelle fantasia infantile è uno scheletro, con un mantello nero e la falce. La si teme, la si tiene lontana, se ne ha paura.

In realtà muoiono persone. Ognuna con la sua storia e la sua vita. Non esiste la morte in sé; esistono le creature, chiunque esse siano, che hanno smesso di vivere: dolore per la mancanza di chi conoscevi, stimavi, facevano parte di te. Hanno contribuito alla tua crescita e al tuo sviluppo. Non puoi dimenticarle perché fanno parte di te.

Nella vita il motore che guarda al futuro sono i sogni: gli obiettivi, gli scopi, i progetti realizzati lungo gli anni. Con la morte si ricorre alla memoria. I sogni e la memoria sono gli strumenti per vivere il futuro e il passato. Una straordinaria capacità di gestire il tempo, oltre il presente.

Il funerale religioso richiama la presenza di Dio, nella vita e nella morte di chi si benedice per l’ultima volta. Si scopre l’azione divina della vita. La creatura umana, anche se non crea dal nulla, studia, ricerca, inventa, progetta, realizza. E’ immagine di Dio Padre creatore del mondo. L’uomo, adoperando la sua intelligenza, continua – in qualche modo – la creazione, perché la rende sempre utile alla propria vita e a quella dei popoli. Il progresso, sia scientifico che culturale, manifatturiero e sociale, è la manifestazione di Dio in noi. A volte si pensa al genio, allo scopritore, a chi ha pensato a qualcosa di sconosciuto. E’ la scintilla non solo umana, ma anche divina.

La creatura umana è stata anche salvatrice in molte azioni della vita concreta, accudendo i figli, rispettando la famiglia, aiutando chi era in difficoltà, collaborando nella vita sociale. Il progresso sociale si misura sulle capacità di accogliere, curare, prendersi a cuore.

Così come ha dettato e compiuto Gesù nella sua vita terrena. Non a caso, spesso, nella liturgia funebre si sceglie il brano delle beatitudini.

Infine ha espresso amore e rispetto, richiamando l’azione dello Spirito: in molte circostanze ha ascoltato e perdonato, ha pregato e chiesto perdono. Non si è limitato solo a gestire i propri interessi, ma ha allargato il cuore a chi era accanto.

Celebrando il funerale si celebra l’azione di Dio nella persona che è stata. Ma la vita di quella persona non termina, ma va a completarsi nella vita di Dio. Come Dio ha creato l’uomo, così lo richiama a sé e riserva a lui, al di là delle debolezze e dei limiti, la grandezza della visione definitiva. Il paradiso è l’espansione totale e finale della presenza di Dio già sperimentata nella vita.

Se i sogni e la memoria erano gli strumenti per gestire il tempo nella vita terrena, presso Dio c’è un eterno presente, perché egli è senza tempo e senza spazio.

Il senso della vita diventa totale. Il funerale è il momento del passaggio, senza smentire il già dato, ma allargandolo nella pienezza.

Un passaggio della prima lettera ai Corinti è illuminante: «Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.» (1 Cor 4,5)

Solo così si può invitare i partecipanti con “Andate in pace”, dopo aver benedetto con l’acqua e l’incenso la salma di chi ha lasciato la terra, senza abbandonarci.

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Redazione Capodarco

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