“E’ scomparso Goffredo Fofi, un nostro amico”: il ricordo di don Albanesi

E’ scomparso Goffredo Fofi, un nostro amico. L’avevamo contattato per una serie di film che avevamo programmato nel terrazzo della nostra Comunità d’estate. Ci affezionammo per il suo talento e per la sua umanità. Aveva editato l’ultima rivista “gli Asini”, dopo le altre pubblicazioni “Quaderni […]

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1994, Goffredo Fofi in Comunità per il Seminario Redattore Sociale

E’ scomparso Goffredo Fofi, un nostro amico. L’avevamo contattato per una serie di film che avevamo programmato nel terrazzo della nostra Comunità d’estate. Ci affezionammo per il suo talento e per la sua umanità. Aveva editato l’ultima rivista “gli Asini”, dopo le altre pubblicazioni “Quaderni piacentini”, “La terra vista dalla luna”, “Ombre rosse”, Linea d’ombra” chiedendo anche la nostra collaborazione.

Un personaggio unico. Ci aveva raccontato la sua vita. Era diventato critico cinematografico perché, a Parigi, per due anni, visionò i film a partire dal cinema muto. Vedemmo come si preparava alla critica di un film. Nervosamente seguiva la pellicola, appuntando il titolo, il regista, le musiche, gli attori, in modo così preciso da citare poi negli articoli  tutti i dettagli.

Aveva riscoperto Totò, recuperando la sua arte, senza fermarsi alla sua comicità. Aveva seguito Danilo Dolci in Sicilia: era convinto del metodo della non violenza. Era rigidamente vegano. Ci ha seguito per anni, affezionandosi particolarmente a due comunità: a Lamezia Terme e a Teverola.

Da critico cinematografico a critico letterario, il passo è stato breve. Montagne di libri e di richieste di giudizi. Scherzando diceva che dopo qualche pagina di introduzione riusciva a capire se valeva la pena continuare a leggere. Era difficile seguirlo: idee, intuizioni, inviti erano difficili da adottare, anche per la sua cultura, decisamente ampia. Non si è mai vantato delle sue capacità, anche se ne aveva titoli per farlo.

In fondo ha combattuto per una civiltà senza sopraffazioni, in ogni campo, soprattutto culturale. Il metodo della non violenza permetteva di ascoltarlo senza imposizioni e senza stanchezza. Negli ultimi tempi scriveva per il quotidiano “Avvenire”, pur dichiarandosi agnostico. Un incontro benefico per la visione del mondo e della vita. Scherzando diceva che il suo unico titolo accademico era “assistente sociale”.

Una perdita vera, con la coscienza di aver incontrato un vero amico che non disprezzava di essere con noi, quasi a voler convivere  con persone che rappresentavano un tentativo di costruire una cultura rispettosa e solidale. Grazie Goffredo per la tua vita, per la tua cultura, per la tua amicizia.

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Redazione Capodarco

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