50 anni di Capodarco, Livia Turco: “tornate ad avere una voce profetica”

CAPODARCO DI FERMO –  “Abbiamo vissuto una primavera delle politiche sociali”. Era il governo dell’Ulivo e si voleva affermare l’idea che “la solidarietà sociale è un motore dello sviluppo”. Alla due giorni di confronto della Comunità di  Capodarco di Fermo l’on. Livia Turco, ministra della Solidarietà […]

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CAPODARCO DI FERMO –  “Abbiamo vissuto una primavera delle politiche sociali”. Era il governo dell’Ulivo e si voleva affermare l’idea che “la solidarietà sociale è un motore dello sviluppo”. Alla due giorni di confronto della Comunità di  Capodarco di Fermo l’on. Livia Turco, ministra della Solidarietà sociale dal 1996 al 2001 (e poi ministra della Salute nel secondo governo Prodi dal 2006 al 2008) ricorda la  nascita della “328” meglio conosciuta come legge quadro sulle politiche sociali e il contesto in cui maturò. Un “ministero senza portafoglio” il suo, ricorda, “a cui fu data una funzione importantissima: quella di indirizzo e coordinamento. In un paese in cui le amministrazioni si parlano poco, mettere insieme ministeri potenti per fare piani d’azione e leggi quadro ha significato un grande cambiamento”. “La parola chiave di quella stagione è stata condivisione. – prosegue – Sono orgogliosa del fatto che le leggi fatte in quegli anni, e sono state tante, siano nate da tavoli che apparecchiavamo. Tutte quelle norme non sarebbero state possibili se non avessi messo intorno a un tavolo coloro che  avevano una competenza che derivava dall’esperienza.”

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Da sinistra: Augusto Battaglia, Livia Turco, don Vinicio Albanesi, Giovanni Anversa

Promuovere una nuova cultura della dignità della persone e delle politiche sociali e sperimentare una modalità di governo basata sulla condivisione, i punti di forza di quella stagione politica, secondo la Turco. Una visione culturale differente da quella spostata dal centro destra, dove è prevalsa “l’idea che il dono e la gratuita fossero l’autenticità delle politiche sociali, quando invece il volontariato, con tono profetico e con capacità progettuale, implorava che il pubblico facesse la sua parte, costruisse  tavoli in coprogettazione, si facesse carico, perché solo  in questo modo il volontariato può esprimere al massimo il dono e la gratuità”.

“Oggi – ribadisce – il tema è rilanciare una battaglia culturale forte sull’idea di welfare e di dignità della persone. Bisogna prendere di petto il fatto che ci non solo ci sono diseguaglianze materiali ma anche quelle legate alla fragilità delle relazioni umane. Un grande tema da mettere al centro delle politiche pubbliche – sottolinea la Turco – quello del prendersi cure, di fare comunità. Abbiamo bisogno di costruire un nuovo umanesimo”. E lancia un appello ai tanti rappresentanti del terzo settore e delle comunità presenti: “Tornate ad avere una voce profetica”. (cch)

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