Gli Usa scelgono chi salvare. “Rabbia e tristezza. Difendiamo i principi della convivenza”

Mi è stato chiesto di riflettere su quali saranno gli scenari dopo la tragedia del coronavirus, quando, cessata l’epidemia, il nostro paese dovrà ricostruire non solo la salute fisica delle persone, ma anche la convivenza pacifica, economica e sociale. Gli scenari sono due: il primo – che tutti […]

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Mi è stato chiesto di riflettere su quali saranno gli scenari dopo la tragedia del coronavirus, quando, cessata l’epidemia, il nostro paese dovrà ricostruire non solo la salute fisica delle persone, ma anche la convivenza pacifica, economica e sociale.
Gli scenari sono due: il primo – che tutti ci auguriamo – è che prevalga la solidarietà per riproporre insieme l’equilibrio (non senza problemi) che abbiamo lasciato prima dell’epidemia; l’altro è che, nelle difficoltà, prevalga la legge del più forte, nel caso si dovesse appellare (cosa molto probabile) a sacrifici e rinunce.

Una notizia terribile è giunta dagli Stati Uniti (pubblicata da Avvenire il 25 Marzo 2020, a firma di Elena Molinari). Cito testualmente:

“In Tennessee le persone affette da atrofia muscolare spinale verranno ‘escluse’ dalla terapia intensiva. In Minnesota saranno la cirrosi epatica, le malattie polmonari e gli scompensi cardiaci a togliere ai pazienti affetti da Covid-19 il diritto a un respiratore. Il Michigan darà la precedenza ai lavoratori dei servizi essenziali. E nello Stato di Washington, il primo a essere colpito dal coronavirus, così come in quelli di New York, Alabama, Tennessee, Utah, Minnesota, Colorado e Oregon, i medici sono chiamati a valutare il livello di abilità fisica e intellettiva generale prima di intervenire, o meno, per salvare una vita. […]

Fra i circa 36 Stati che hanno reso noti i loro criteri, una decina elenca anche considerazioni di tipo intellettivo, e altri parlano di condizioni precise che possono portare alla discriminazione nei confronti dei disabili. L’Alabama è il caso più eclatante. Nel suo documento intitolato Scarce Resource Management sostiene che i ‘disabili psichici sono candidati improbabili per il supporto alla respirazione’.
Ma anche frasi contenute nelle linee guida di Washington, come ‘capacità cognitiva’, o di Maryland e Pennsylvania, come ‘disturbo neurologico grave’, hanno suscitato l’allarme delle associazioni di difesa dei disabili”.

L’articolo termina: “Al di là dei singoli documenti, negli Stati Uniti che cercano di prepararsi all’insufficienza di letti di terapia intensiva, si è già affermato un altro principio inquietante per i più vulnerabili. Si tratta della ‘regola d’oro’ presente in quasi tutti i documenti di gestione delle risorse: si chiede a un paziente se, in caso di scarsità di strumenti salvavita, vuole avervi accesso o lasciare il posto a chi potrebbe avere più probabilità di sopravvivenza”.

Le indicazioni richiamano “la terapia del gregge” resa pubblica da Boris Johnson, premier del Regno Unito, pochi giorni fa, per cui penserà la natura a disfarsi di parte della popolazione fragile e invecchiata. Alcune associazioni di disabili negli Stati Uniti hanno protestato, eppure, nell’opinione pubblica, gli Stati anglosassoni di fregiano di essere democratici e garanti di libertà.

Crea rabbia e tristezza la concezione di chi esclude i deboli dalle cure mediche. Ho ricordato l’appellativo dispregiativo di yankee dato a tutti i bianchi – me compreso – nei villaggi indigeni della cordigliera delle Ande in Ecuador. Credevo fosse eccessivo e ingiusto; in realtà era vero. L’uomo bianco può essere predatore, cinico, interessato a ottenere il massimo dei benefici per se stesso,incurante di chi, più fragile, è accanto.

Siamo stati chiamati a dare sollievo a chi è in pericolo di vita, con malattie degenerative pesanti. Noi continueremo a difendere la dignità e la vita, prima e dopo il coronavirus. Senza dubbi e senza risparmi. E’ il principio base – questa volta non negoziabile – della convivenza umana.

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Redazione Capodarco

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