Asilo negato in crescita, don Vinicio Albanesi: “Stiamo creando migliaia di ‘inesistenti'”

Nelle Marche respinte quasi tutte le richieste di asilo. Il presidente della Comunità di Capodarco, con la fondazione Caritas in vertiate, ospita a Fermo 100 migranti: “Costruiamo i clandestini in casa: dopo un anno nel nostro Paese non possono più né lavorare né essere accolti. Cosa dovremmo fare, organizzare barconi di ritorno?”

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20140416_114112ROMA – “Stiamo costruendo dei clandestini in casa. Apparentemente l’Italia accoglie tutti ma poi di fatto, attraverso un meccanismo infernale, crea degli ‘inesistenti’che non possono lavorare, non possono integrarsi, né ricevere accoglienza. E noi che li accogliamo cosa dovremmo fare, metterli per strada o addirittura organizzare dei barconi di ritorno?”. A sottolinearlo è  don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco ma anche della fondazione Caritas in Veritate, che presso il seminario arcivescovile di Fermo, accoglie circa cento migranti, la maggior parte dei quali, dopo un anno di attesa, ha avuto dalla commissione territoriale un diniego alla domanda di protezione internazionale. Un caso come tanti altri nelle Marche e non solo, perché come sottolineano gli stessi dati del ministero degli Interni, negli ultimi mesi gli esiti negativi alle richieste di protezione sono in aumento.

“I ragazzi e le ragazze che sono ospitati da noi provengono per la maggior parte dal Ghana, dalla Nigeria, dal Mali e dalla Guinea Bissau. Ci sono, però, anche alcuni eritrei e siriani – spiega Albanesi – ma la cosa paradossale è che la maggior parte di loro, dopo un anno di attesa non ha avuto nessun tipo di protezione umanitaria per un’interpretazione rigida della normativa. Alcuni faranno ricorso ma se l’esito sarà negativo dovranno, entro tre giorni, lasciare il paese. Sappiamo già che, come spesso accade, non lo faranno. Resteranno qui, senza documenti e senza neanche la possibilità di poter lavorare. Non sono neanche degli invisibili, ma dei veri e propri inesistenti. E ora che gli arrivi aumenteranno con questo meccanismo infernale stiamo praticamente costruendo dei clandestini in casa”.Il problema secondo il presidente della Comunità di Capodarco è che non c’è alcuna selezione all’ingresso: “queste persone una volta sbarcate e accolte, entro 48 ore vengono trasferite nei centri di prima accoglienza – aggiunge – entro 30 giorni, poi, la commissione territoriale dovrebbe esprimersi sulla loro domanda d’asilo. In realtà nelle Marche è trascorso un anno, dall’arrivo fino all’esame della commissione, e ora con questo alto numero di dinieghi cosa faranno queste persone? In questo anno i ragazzi hanno fatto corsi di lingua, alcuni hanno lavorato, altri fatto volontariato e ora tutto finisce. In molti finiranno nell’irregolarità, ma è una condizione che abbiamo creato noi”. (ec)

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