Il sogno di una Chiesa diversa. Don Vinicio Albanesi presenta il suo ultimo libro a Fermo

CAPODARCO – Il Sinodo sulla famiglia appena concluso ha suscitato molte discussioni, entusiasmi e delusioni. Nel suo ultimo libro appena pubblicato, in forma di “lettera aperta” a Papa Francesco, don Vinicio Albanesi propone un’analisi spietata dei mali dell’“apparato” ecclesiastico e del suo ordinamento, insieme alla […]

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La copertina del nuovo libro di don Vinicio Albanesi

La copertina del nuovo libro di don Vinicio Albanesi

CAPODARCO – Il Sinodo sulla famiglia appena concluso ha suscitato molte discussioni, entusiasmi e delusioni. Nel suo ultimo libro appena pubblicato, in forma di “lettera aperta” a Papa Francesco, don Vinicio Albanesi propone un’analisi spietata dei mali dell’“apparato” ecclesiastico e del suo ordinamento, insieme alla “sinodalità” come possibile via d’uscita. Siamo sulla buona strada o prevarrà la conservazione?

Con un linguaggio schietto e senza giri di parole, in un centinaio di pagine il presidente della Comunità di Capodarco – che si definisce “canonista di periferia” e “parroco di campagna” – sintetizza la sua proposta di riforma ecclesiale, chiedendo direttamente al Pontefice di codificare nero su bianco nel Diritto canonico un maggiore coinvolgimento dei laici e di tutti i fedeli nei ruoli di responsabilità. Lo fa nel pamphlet Un sogno di una Chiesa diversa, edito da Ancora, che sarà presentato sabato 25 ottobre alle ore 17 presso la Sala San Rocco di Fermo (Piazza del Popolo), nell’ambito del ciclo di presentazioni di libri “L’altro sguardo” promosso dall’omonimo Centro culturale fino a dicembre.

Docente di diritto canonico presso l’Istituto teologico marchigiano e vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale, di cui è stato presidente per un decennio, don Vinicio è forse più noto quale responsabile nazionale dal ’94 della Comunità di Capodarco, presente in 10 regioni con centri diurni e 14 comunità residenziali aperte a persone in difficoltà: disabili, tossicodipendenti, minori, migranti. Da questa esperienza di “prete di confine” alle “periferie geografiche ed esistenziali” tanto care a Jorge Mario Bergoglio, il sacerdote si rivolge a lui chiamandolo “Carissimo Padre” e indirizzandogli “un contributo aperto e sincero, senza la paura di obiezioni che sorgono spesso da attenzioni a carriere accademiche o ecclesiastiche”. Quindi don Albanesi auspica che il Papa “possa mettere mano al rinnovamento dello schema strutturale dell’organizzazione della Chiesa”. Perché laici, religiosi e preti chiedono meno “clericalismo, maschilismo e autoritarismo” nel diritto ecclesiastico. 

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Redazione Capodarco

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