Don Vinicio Albanesi: “Dal papa un gesto nobile. Non si è ritenuto indispensabile”

Sull’annuncio delle dimissioni del papa pubblichiamo questo intervento di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità. L’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI è da interpretare come un gesto nobile. La motivazione che ha addotto, per l’età avanzata, mostra una sensibilità umana e anche un profondo senso […]

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Sull’annuncio delle dimissioni del papa pubblichiamo questo intervento di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità.

Basilica di San Pietro -  Papa Benedetto XVI  (gennaio 2013)

Basilica di San Pietro – Papa Benedetto XVI (gennaio 2013)

L’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI è da interpretare come un gesto nobile. La motivazione che ha addotto, per l’età avanzata, mostra una sensibilità umana e anche un profondo senso di fede. Da una parte non si è sentito più in grado di affrontare i mille problemi che la gestione della Chiesa oggi nel mondo pone e l’ha confessato; dall’altra ha detto a sé e a tutti noi che non si ritiene indispensabile. Ha aggiunto: che io me ne vada è per il bene della Chiesa.
Ciò significa che, nonostante la responsabilità di essere capo della Chiesa, è rimasto un uomo con la propria coscienza a fare i conti con la condizione di età e di salute.

Ci piace ricordare, tra gli ultimi suoi interventi, il messaggio per la Quaresima di quest’anno. Seguendo il filo dell’anno della fede, ha insistito sul rapporto fede-carità. Per la prima volta ha unito le due virtù con legami molto profondi. Riprendendo le sue parole: “la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall’umile accoglienza della fede (il sapersi amati da Dio), ma deve giungere alla verità della carità (“il saper amare Dio e il prossimo”).
Il tema dell’azione di Dio, benevola per l’umanità, ritorna nel suo insegnamento. Le sue tre encicliche girano intorno a questo nucleo di intuizione.

Esternamente non ha avuto l’accoglienza calorosa, perché il suo linguaggio era forse troppo teologico, né aveva le caratteristiche del trascinatore di folle. E’ stato sostanzialmente un teologo: per alcuni versi è sembrato intransigente, ma a leggere bene i suoi interventi, si è mostrato più tenero e attento di quanto si immagini, aprendo varchi nella dottrina della Chiesa. Con il tempo, studiando le sue opere – molte – si potrà apprezzare meglio la portata della dottrina.

La condizione della Curia romana, la gravissima situazione degli scandali degli ecclesiastici, la globalizzazione delle problematiche ecclesiali hanno contribuito nella decisione delle dimissioni.
Un gesto, ripetiamo, sincero e nobile.

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Redazione Capodarco

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