Giustizia minorile: in aumento i ragazzi con problemi di disagio psichico e disturbi del comportamento

Nel corso degli ultimi due anni i componenti dell’Osservatorio sulla Giustizia minorile di Antigone hanno visitato tutti i 17 Istituti penali per minorenni d’Italia. Il quadro che emerge da questo lavoro di monitoraggio collettivo è quello di un sistema cambiato, costretto oggi ad affrontare nuove […]

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Nel corso degli ultimi due anni i componenti dell’Osservatorio sulla Giustizia minorile di Antigone hanno visitato tutti i 17 Istituti penali per minorenni d’Italia. Il quadro che emerge da questo lavoro di monitoraggio collettivo è quello di un sistema cambiato, costretto oggi ad affrontare nuove difficoltà rispetto al passato. Anche questo emerge dal Settimo Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile e gli Istituti penali per minorenni, presentato il 20 febbraio a Roma. Per la prima volta dopo tanto tempo – rendono noto i curatori – alcuni Ipm hanno iniziato a riscontrare situazioni di sovraffollamento. È questo il caso degli Istituti di Milano, Treviso, Torino, Potenza e Firenze dove, al momento della visita dell’Osservatorio, il numero di ragazzi ospitati superava le capienze regolamentari. A Torino la direzione è stata costretta per qualche giorno a predisporre dei materassi a terra. A Firenze, la stanza solitamente utilizzata per l’isolamento sanitario è stata adibita a camera di pernottamento. A causa della carenza di spazi, l’Ipm di Nisida ha smesso di ospitare ragazze detenute, dovendo destinare tutti gli ambienti a sezioni maschili.

I trasferimenti forzati al Sud per i ragazzi stranieri

Nel biennio appena concluso, diversi Istituti del Centro e Sud Italia hanno dovuto sopperire alle carenze di posti negli Istituti del Nord. Nella scelta di chi trasferire sono stati quasi sempre individuati ragazzi stranieri, nella maggior parte dei casi minori stranieri non accompagnati che, non avendo la famiglia nel territorio, potevano essere sradicati con maggiore facilità. Questa soluzione ha causato inevitabilmente molti disagi, sia per i ragazzi allontanati sia per gli operatori degli Istituti di destinazione che hanno dovuto gestire situazioni assai complesse. Per richiamare l’attenzione sui loro casi e poter tornare nei territori di appartenenza, alcuni di questi ragazzi hanno messo in atto proteste, sfociate, nei casi più gravi, in incendi e danneggiamenti degli ambienti. L’unica soluzione individuata per i ragazzi coinvolti è stato il trasferimento presso un ulteriore Istituto penitenziario, proseguendo il viaggio in giro per gli Ipm d’Italia.

In aumento i ragazzi con problemi di disagio psichico e disturbi del comportamento

Gli operatori hanno segnalato come negli ultimi anni si sia registrato un incremento di ragazzi affetti da disagio psichico e disturbi comportamentali, spesso gestiti solo con la somministrazione di terapie farmacologiche. La maggior parte dei ragazzi con disagio psichico, disturbi comportamentali o con problemi legati all’abuso di psicofarmaci sono di origine straniera. Si tratta spesso di minori stranieri non accompagnati, in situazioni di profonda marginalità. Casi di disagio psichico, di disturbi comportamentali e di abuso di psicofarmaci, danno vita di frequente ad eventi autolesionistici. Dai dati raccolti nell’ultimo biennio, sono stati segnalati ripetuti tentativi di suicidio nell’Ipm di Cagliari, due nell’Ipm di Airola e uno nell’Ipm di Catanzaro. Altri eventi sono dettati anche dal disperato bisogno di farsi ascoltare. Il grande problema, segnalato da più voci, è la carenza in tutto il Paese di comunità di accoglienza che accolgono ragazzi con problematiche psichiche e/o di dipendenze.

Troppi isolamenti disciplinari

L’isolamento per un adolescente è devastante dal punto di vista psico-fisico, commentano i curatori del Rapporto. E dovrebbe essere vietato dalla legge. In alcuni Ipm è usato con grande parsimonia e altri con troppo disinvoltura. In molti casi, il verificarsi di eventi critici ha prodotto un cambiamento di clima interno ad alcuni Istituti. Ad esempio, nei due IPM campani (Nisida e Airola) è stata rilevata la contrazione della “socialità a celle aperte”: i momenti di condivisione si svolgono in sale comuni chiuse a chiave dall’esterno. In alcuni Istituti, è stato registrato un aumento delle sanzioni disciplinari: a Palermo nel corso del 2023 sono stati imposti circa un centinaio di provvedimenti di esclusione dalle attività in comune. Fortunatamente in altri istituti l’isolamento non è mai contestato. L’isolamento deve essere sempre vietato, anche quello di fatto determinato dalla necessità di proteggere un detenuto dagli altri ragazzi in virtù del tipo di reato commesso. A Palermo da troppo tempo un ragazzo era in isolamento di fatto. Vanno creati momenti quotidiani di integrazione sociale con gli altri ragazzi. Inoltre, in alcuni istituti è netta la separazione tra ragazzi italiani e ragazzi stranieri. Per esempio non c’è alcuna forma di integrazione a Palermo, mentre vivono ben integrati a Caltanissetta.

Personale penitenziario competente, ma spesso sotto organico

Ad attutire i fattori di complessità, interviene un personale penitenziario competente e dotato di una particolare sensibilità, anche se spesso sotto organico. Poliziotti che sono spesso l’avanguardia pedagogica nella capacità di dialogo. C’è uno squilibrio di personale tra istituto ad istituto nonostante numeri paragonabili. Ad esempio a Caltanissetta vi è una sofferenza mentre a Palermo i numeri degli educatori sono più ampi.

Videochiamate e colloqui prolungati

Fortunatamente, nonostante la fine dell’emergenza sanitaria, tutti gli Ipm hanno mantenuto la possibilità di effettuare colloqui in videochiamata, risorsa fondamentale soprattutto per i ragazzi stranieri. Sono invece ancora troppo pochi gli Istituti che prevedono i cosiddetti colloqui prolungati in ambienti simili a quelli domestici, così come previsto dal decreto legislativo 121/18.

Pochi i corsi di formazione professionale, ma tante le attività culturali e ricreative

L’attivazione di percorsi di istruzione è sostanzialmente trasversale in tutti gli istituti, sebbene i mutamenti nelle caratteristiche dell’utenza abbiano determinato nuove tendenze: aumentano i corsi di alfabetizzazione e si riducono gli iscritti alle scuole medie, come per esempio avviene a Torino. Sono invece assolutamente da potenziare i corsi di formazione professionale, totalmente assenti ad esempio in tutti gli Ipm siciliani, osservano i curatori del Rapporto. Per sopperire a tale mancanza i singoli Istituti provano ad arrangiarsi con l’attivazione di percorsi formativi finanziati dal Dipartimento che non rilasciano però certificazioni ufficiali e sono quindi difficilmente spendibili una volta fuori. Esempio opposto è quanto accade nell’Ipm di Bologna, dove nel 2023 diversi ragazzi hanno frequentato un corso professionale nell’ambito della ristorazione e altri un corso a indirizzo edile. Da potenziare è anche il lavoro per i ragazzi più grandi, soprattutto quello esterno ex art. 21 dell’ordinamento penitenziario, mancante ad esempio a Torino e a Catania. Importanti sono gli sforzi tesi all’integrazione, in particolare tra ragazzi italiani e ragazzi stranieri. A Caltanissetta, ad esempio, dove al momento della visita metà dei ragazzi erano italiani e metà stranieri, si respirava un clima sereno e la convivenza non era percepita affatto come problema. Laddove in altri istituti si sosteneva addirittura che non fosse possibile non separare i ragazzi sulla base della nazionalità. La figura del mediatore culturale è presente con discontinuità sul territorio italiano. A Torino nel 2023 si è registrato un aumento significativo del servizio, che vede oggi una presenza costante per 2 o 3 ore al giorno. In molti altri Istituti invece – ad esempio a Roma, vi è evidente necessità di incrementare il servizio.

Tante, invece, le attività culturali, ricreative e sportive che vengono proposte ai ragazzi. A Bari, vi è il laboratorio teatrale “Sala Prove” gestito dal Teatro di Bari e finanziato dal Dipartimento, che prevede spettacoli aperti al pubblico esterno. Nell’Ipm di Catania il progetto “Remare in libertà” consente a due ragazzi di uscire regolarmente dall’Istituto per svolgere un corso di canottaggio. I ragazzi non autorizzati all’uscita possono allenarsi nella palestra all’interno dell’Istituto con un vogatore posizionato davanti a uno schermo che riproduce il mare. Un progetto analogo si svolge a Palermo. Alcuni ragazzi dell’Ipm di Cagliari, oltre a essere direttamente coinvolti in attività sportive, partecipano come spettatori alle partite di calcio del Cagliari, insieme a bambini e ragazzi in condizioni di vulnerabilità. A Nisida si tiene da tempo un laboratorio di politica, che prevede un confronto su tematiche di rilievo sociale con la città, attori, cantanti, politici, operatori sociali. Sempre a Nisida, alcuni ragazzi sono coinvolti in un laboratorio di street food napoletano, mentre a Palermo si è da poco concluso un progetto di laboratorio culinario associato ad attività interculturali: tutti i ragazzi presenti in Istituto hanno imparato a cucinare piatti da tutto il mondo. “Fammi vedere la luna” è, infine, il primo videogioco realizzato in un carcere italiano, in particolare nell’Ipm di Airola.

Fonte: Redattore Sociale

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Redazione Capodarco

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