“L’orto di pace” della comunità San Claudio e la dote terapeutica del prendersi cura

“L’idea di coltivare la terra, del prendersi cura per curarsi” nasce dall’intuizione di Pia Pera, giornalista e scrittrice lucchese, scomparsa nel 2016 all’età di sessant’anni a causa della Sindrome Laterale Amiotrofica. Fondatrice del movimento “Orti di Pace” è lei a scoprire (e a narrare) le […]

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“L’idea di coltivare la terra, del prendersi cura per curarsi” nasce dall’intuizione di Pia Pera, giornalista e scrittrice lucchese, scomparsa nel 2016 all’età di sessant’anni a causa della Sindrome Laterale Amiotrofica. Fondatrice del movimento “Orti di Pace” è lei a scoprire (e a narrare) le doti terapeutiche dell’orto. Le descrive in più testi, come ad esempio in “Giardino e Ortoterapia” (Salani Editore, 2010) o nel suo ultimo “Al giardino ancora non l’ho detto” (Ponte alle Grazie, 2016), testimonianza profonda e appassionata degli ultimi suoi anni di vita. Da questi presupposti la Comunità San Claudio di Corridonia(MC) realtà residenziale legata alla Comunità di Capodarco di Fermo che attraverso attività riabilitative e relazionali accoglie circa una ventina di persone con problematiche psichiatriche, in collaborazione con l’associazione Slow Food di Corridonia, ha avviato un percorso terapeutico ed educativo che parte dal principio fondamentale del “curare l’orto affinché lui si prenda cura di noi…”. E i risultati, spiegano i responsabili: “sono ad oggi del tutto positivi”.

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La cura dell’orto è quotidiana e un giorno a settimana, insieme agli operatori, ci si dedica con maggiore attenzione alla raccolta, alla semina, alla potatura e all’acquisto delle piante. Gli argomenti vengono approfonditi anche con delle uscite al frantoio di Corridonia, al museo sensoriale di Matelica, al caseificio Fontegrande ecc., la proposta prevede che dai prodotti coltivati si preparino poi, piatti tradizionali della cucina marchigiana.Sempre in collaborazione con Sloow Food gli ospiti e la struttura hanno aperto gli spazi alla presentazione di libri e agli appuntamenti legati a “De slow gustibus disputandum” per la salvaguardia del territorio. La San Claudio si sta anche muovendo, in collaborazione con la Comunità di Capodarco di Fermo, verso un progetto che veda coinvolte le scuole (primaria e dell’infanzia). Tra gli obiettivi, prima di tutto (importantissimo per la tipologia delle persone prese in carico), quello dell’inclusione sociale.Come nella visone della Pera, convinta che “chi coltiva la terra, coltiva la pace”, la base è l’importanza del contatto con la natura attraverso i gesti della cura: “Non si tratta solo di coltivazione di piante e frutti – chiariscono dalla San Claudio – ma di un percorso conoscitivo ed esplorativo che attraversa tutti e cinque i sensi; un percorso che guida le persone ad una maggiore consapevolezza ecologica; che invita a ragionare, a progettare e a fare”.
“L’orto della nostra comunità – proseguono – vuole essere luogo di pace, di scoperta, d’insegnamento e scambio con la natura, con l’ambiente e con la comunità, oltre che luogo di apprendimento e sperimentazione”. Il progetto è stato presentato sotto forma sia teorica che pratica, gli ospiti hanno partecipato ad incontri con esperti, inviati dalla Sloow Food, in particolare psicologi e nutrizionisti, che, attraverso giochi ed esperimenti, hanno fatto conoscere cibi e spezie, a partire dai sensi della vista e dell’olfatto (attraverso la conoscenza di varie specie di rose e di erbe officinali), per arrivare al gusto e al tatto (grazie al contatto con l’orto e il frutteto “dove ci si sporca, si raccoglie, si mangia”).

“Attraverso l’orto gli ospiti che lo curano sono pronti ad aprirsi all’esterno e saranno proprio loro ad accogliere gli studenti insieme agli educatori della comunità. Proporranno e guideranno gli alunni nelle varie attività ludiche e creative compreso il momento conviviale della merenda o della cena”, rigorosamente preparata per l’occasione, con i prodotti dell’orto.

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Redazione Capodarco

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