“La pedagogia della pelle” e Covid-19: pensieri di un’educatrice per minori

“Ci siamo armati di guanti e mascherina e siamo andati sul fronte”. Inizia così la riflessione di Silvia Serroni, educatrice della Comunità di Capodarco per minori, Sant’Anna di Fermo. La condividiamo per intero, perché è uno sguardo delicato, posato su quell’impossibilità di un abbraccio che il virus […]

this.image.title

“Ci siamo armati di guanti e mascherina e siamo andati sul fronte”. Inizia così la riflessione di Silvia Serroni, educatrice della Comunità di Capodarco per minori, Sant’Anna di Fermo. La condividiamo per intero, perché è uno sguardo delicato, posato su quell’impossibilità di un abbraccio che il virus (per ora) ci ha tolto. Un’altalena di sentimenti, di vicinanza e distanze, che tutti ci accomuna e “l’illogica realtà” che vive un educatore, così diversa da un ruolo che lo porta all’incontro e al contatto con l’altro. Un piccolo viaggio a bordo della pelle: “luogo privilegiato delle nostre emozioni”.

La pedagogia della pelle

mm

“Ci siamo armati di guanti e mascherina e siamo andati sul fronte, sul nostro fronte, lì dove ogni giorno ci incontriamo con gli altri. E quando ci siamo avvicinati abbiamo fatto un passo indietro. E quando sono uscita da casa per essere vicino, sono rimasta lontano. L’altalena dei sentimenti. L’immobilismo della sosta forzata. Ripenso a quei momenti dov’era tutto scontato, la semplicità di prenderci per mano, di essere seduti vicini, di abbracciarci. Ora mi devo scansare o se per qualsiasi snaturato gesto entro in contatto con te, mi devo lavare. L’illogica realtà di un educatore che è per sua natura vicino, non al di là della scrivania, senza barriere.

Abbiamo imparato a capire quei minimi accenni di sorriso, ora anche quelli sono nascosti dietro le protezioni. Avete imparato ad ascoltarci, ora potete coglierci solo dai nostri sguardi. Lo sguardo, uno dei pochi mezzi che ci rimane.

Quelle poche volte che ho il coraggio di andare a vedere i miei genitori, ci tocchiamo poggiando le mani sul vetro della finestra, loro da dentro, io da fuori. Ed ogni volta piangiamo. E ogni volta che torno a casa sentendomi irrisolta, mi chiedo cosa davvero stiamo aspettando. È su questo orizzonte che dobbiamo tenere fermo lo sguardo.

Desidero solo riabbracciarti, senza il timore che tu possa farmi del male o che io possa farlo a te! L’inspiegabile sensazione della mia pelle a contatto con le tua, la spensieratezza di essere lì, in un attimo eterno, protetti. La pelle come luogo privilegiato delle nostre emozioni. Dunque, prepariamoci ad essere pronti, perché quando arriverà il momento, colmeremo la nostra bruciante ambizione di ritrovarci, e lo faremo in modo nuovo, ripensando alla straziante attesa del passato”.

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

Il progetto della cura: una ricerca continua di equilibrio

Conversiamo con Gerardo D’Angelo e Béatrice Vernon Qual era il modello di assistenza nella Comunità di Capodarco inizialmente? A Capodarco fino all’inizio degli anni ’90, l’assistenza alle persone con disabilità era garantita esclusivamente dai volontari, dagli obiettori di coscienza in servizio civile e dagli stessi disabili meno gravi. Con il passare del tempo la Regione…

Articolo

Prendersi cura non è solo curare

di Paola Todeschi* Ci sono persone che lasciano il segno. Magari le abbiamo conosciute per caso, percorrendo con loro solo un breve tratto di strada, quando la malattia ha interrotto violentemente la normalità. Le ricordo con piacere perché ho avuto a cuore le loro condizioni, provando interesse per ciò che accadeva. La consapevolezza di poter…

Articolo

Il potere dei gesti invisibili

di Elia Africani Il valore delle presenze “silenziose” nella vita di una organizzazione. Ci sono comunità che si definiscono attraverso ciò che mostrano: ruoli, decisioni, riunioni, comunicati, persone “in prima fila”. Questo è comprensibile e abbastanza ovvio; il palcoscenico è dove avviene ciò che fa notizia, è più facile da raccontare. Eppure, chiunque abbia frequentato…

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.