Il racconto di una vacanza speciale con i bambini e le mamme della Comunità Sant’Anna

“Siamo riusciti finalmente dopo 15 anni a portare i bambini tre giorni fuori, in vacanza! Un’esperienza per alcuni prima e unica, che ha entusiasmato parimenti piccoli e mamme accolte, rientrati da poco col magone di chi ha vissuto un’avventura fantastica, sapendo che chi non c’era […]

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I bambini della Comunità Sant’Anna in vacanza a Montecarotto

“Siamo riusciti finalmente dopo 15 anni a portare i bambini tre giorni fuori, in vacanza! Un’esperienza per alcuni prima e unica, che ha entusiasmato parimenti piccoli e mamme accolte, rientrati da poco col magone di chi ha vissuto un’avventura fantastica, sapendo che chi non c’era in fondo non può comprendere”. Inizia così il racconto di Monia Isidori, coordinatrice della Comunità educativa Sant’Anna di Fermo, riguardo l’uscita di tre giorni a contatto con la natura vissuta con i bambini e le mamme ospiti della struttura legata alla Comunità di Capodarco di Fermo, che da anni si occupa di accoglienza a medio-lungo termine di minori fino ai 14 anni e di madri in situazioni di disagio. Un’esperienza che era in cantiere da tempo e che nei giorni scorsi ha trovato finalmente compimento per la soddisfazione e la gioia di bambini, mamme ed educatrici.

“Sono 15 anni che con i colleghi storici sogniamo di portare i bambini nella comunità in vacanza fuori – racconta Monia Isidori. Parliamo di campeggio da tempo vista la comune passione di alcune di noi, ma ci scontriamo ogni estate con il ritmo incalzante degli impegni, le difficoltà organizzative, e forse anche un po’ il timore per l’impegno che tutto questo comporterebbe. Poi quest’anno accade che finalmente Raffaella, un’educatrice della comunità, va in vacanza tre giorni con la sua famiglia in una fattoria didattica a Montecarotto e conosce un ambiente particolare, dove la carismatica signora Lucia ha accolto Jeffrey, un ragazzo rifugiato dalla Nigeria, al quale ha affidato un suo vecchio casolare di campagna per sostenerlo nella realizzazione di un suo sogno, quello di accogliere tanti tipi di animali diversi ma capaci di coesistere, e farne un’oasi di educazione per i bambini e di pace per gli adulti. Raffaella è tornata a casa con l’ispirazione che questo fosse un luogo di benessere da offrire ai bimbi e alle mamme della comunità, anche per loro come uno stacco rigenerante dalla vita di tutti giorni… E ha trascinato me e il resto dell’équipe in quest’impresa!”.

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La coordinatrice del Sant’Anna racconta dei giorni così diversi dalla quotidianità della struttura tra gli spazi e i colori della campagna, che neanche la pioggia e il vento di quei giorni hanno offuscato. “I giorni sono stati veloci, la vacanza piuttosto breve, ma intensa: il primo giorno siamo stati accolti dal diluvio, le tende dell’agricampeggio in gran parte erano state squarciate dal vento il giorno prima, la superficie della fattoria era invasa dal fango, che non ha risparmiato neanche le poche tende superstiti. Fortuna il nostro entusiasmo e la capacità dei bimbi di rasserenare … Dopo 15 anni di sogno, il meteo sarebbe potuto essere un po’ più clemente! Eppure abbiamo avuto modo di vivere in pieno l’avventura: la signora Lucia si è rimboccata le maniche e ha comperato tappeti e tendaggi per assorbire il fango, Jeffrey non si è dato pace finché non ha trasferito una mamma con due bimbi dalla tenda tagliata dal vento alla casetta prefabbricata, tutte noi, mamme ed educatrici, abbiamo inventato giochi e attività da fare in una stanza al coperto per attendere il sole del giorno dopo, in compagnia di Mamy il cane corso giocherellone, delle lumache africane e dei gattini che venivano a curiosare. La notte sferzata dal vento freddo ha lasciato spazio al sole brillante e ai colori fantastici della campagna; i bimbi hanno resistito fino alle 9 e si sono lanciati in piscina; le mamme hanno trovato ognuna il proprio angolo di piacere, chi sull’amaca tra asinelli e pony, chi a passeggiare coi più grandi trottando per i campi e raccogliendo la prima dolce uva dai filari intorno (“Monia ma questo si chiama rubare?…Ne prendiamo solo un grappolo così il contadino non si arrabbia”; al rientro dagli zainetti sbucavano acini e raspi!), chi lavando il fango penetrato ovunque.

Sono stati tre giorni preziosi per tutti, per la mamma che ha trovato nella signora Lucia uno specchio accogliente e rinforzante, per le bimbe che sono diventate custodi di caprette, alpaca ed emù liberi di scorrazzare fra noi, per l’unico bimbo della struttura che ha trovato dei compagni di avventura nei nostri figli, per l’emozione di dormire in tenda per la prima volta e di svegliarsi con l’emù che sbircia dentro. E’ stato prezioso anche per noi educatrici, per i legami con le mamme tessuti su trame differenti da quelle che la quotidianità comunitaria innesta, per una dimensione di ruoli differenti dove si è tutti insieme a costruire un’avventura. Ci sono tanti sprazzi preziosi che riporto con me: le cene e i discorsi profondi e naturali fra bimbi, dove ho sentito mio figlio affermare ad una delle bimbe ospiti: “ma voi siete fortunate perché avete tante mamme a occuparsi di voi” e lei piccata rispondergli “io ho una mamma sola come te, ho anche un papà ma non lo posso vedere per ora perché non è stato bravo”. E scelgo di non mettermi in mezzo perché non necessitano di mediazione, hanno sistemato tutto loro.

IMG 7364C’è lui, un bimbo arrivato da poco in struttura, che fa fatica a gestire rabbia ed emozioni: ha trascorso i tre giorni nel tentativo di avvicinare ogni animale a sé senza paura…e in fondo c’è riuscito. Sempre lui che balza nella piscina gelata la mattina presto e poi esce intirizzito asciugandomisi addosso e dopo mezza giornata è capace di venirmi a dire: “grazie di quell’abbraccio caldo che ti ha bagnato tutti i vestiti”.

E’ stato bello sentire che questi tre giorni sono stati percepiti come importanti da tutti, anche dalle due mamme che hanno terminato il percorso in comunità coi loro bimbi e che vivono nei nostri appartamenti di semi autonomia, che anche se incastrate nel lavoro e negli impegni di una vita più indipendente, hanno fatto in modo di raggiungerci autonomamente, una dal secondo giorno e l’altra facendo andata e ritorno in giornata per stare con sua figlia, venuta con noi. Quel bel tavolo lungo sotto le stelle, col tramonto da un lato e la luna dall’altra, con la brace accesa, a raccogliere le tante storie che lì si sono incontrate, le nostre, quella di Jeffrey e di Lucia. Siamo tornati con l’entusiasmo e con l’impegno di farne un luogo di frequentazione durante l’anno, perché i bimbi vogliono tornare dagli animali che sono diventati loro amici!”.

 

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Redazione Capodarco

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