Nessun eroe solitario “questo è il tempo del Noi”: l’augurio per il 2022 del direttore Sollini

“E’ stato un anno complesso e lungo, proviamo a trovare normalità, ma il panorama cambia sotto gli occhi, dissipando certezze brevi a cui ci eravamo agganciati. Siamo portati spesso ad abituarci alle situazioni e alla lunga ci sembrerà normale usare mascherine, evitare di andare in […]

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232902223 2674668662679863 1246780776962551343 n 3“E’ stato un anno complesso e lungo, proviamo a trovare normalità, ma il panorama cambia sotto gli occhi, dissipando certezze brevi a cui ci eravamo agganciati. Siamo portati spesso ad abituarci alle situazioni e alla lunga ci sembrerà normale usare mascherine, evitare di andare in luoghi chiusi, avere percezione di tensione quando ci avviciniamo a situazioni di assembramento, non abbracciarsi, non darsi la mano, tenere la distanza. Un raffreddamento di relazioni umane, un’amputazione della base di vita delle persone”. E’ l’inizio dell’augurio che il direttore della Comunità di Capodarco di Fermo, Riccardo Sollini, rivolge a quanti fanno parte dell’arcipelago complesso e ricco delle realtà Capodarco.

“Questi anni di chiusura – prosegue Sollini – hanno portato ad un abbassamento della capacità di sognare e un restringimento dei tempi di progettazione della nostra vita, del nostro lavoro, del nostro essere. A fronte di una crescita di un senso di frustrazione e impotenza che mal si coniugano con l’idea di fondo del nostro stile di vita che tende al superamento costante dei limiti. Assistiamo ad un indebolimento della libertà più forte, su cui si è basato il mondo occidentale dal dopoguerra, ovvero la possibilità di guardare all’oggi nella certezza di essere tutelati nella costruzione del proprio futuro. In passato, con il lavoro, la tecnologia, i legami umani e la possibilità di interazione continua, si godeva dell’idea di avere la possibilità di rispondere a tutti i propri bisogni. Questo rappresenta un cambio di paradigma, in cui le certezze a cui eravamo abituati sono residuo di un ricordo in cui la definizione identitaria, culturale e di pensiero era chiara, o apparentemente lo era”.

Il Covid, secondo il direttore “ha accelerato questo processo non l’ha creato, ha messo il turbo ad un percorso che era già in atto nella nostra società. Velocità di cambiamento, senso di instabilità, depressione, insicurezza, imbecilli che si ergono a scienziati, falsità spacciate per verità in un click. Viviamo in un grande supermercato in cui esistono informazioni che saturano il nostro orizzonte, in cui la verità diventa quella che maggiormente colpisce. Una verità definita da una illuminazione di pixel, che alimenta stereotipi e facili giudizi, in un’indifferenza che si tramuta in odio, nella crescente volontà di difendere il proprio spazio di benessere, che si stringe sempre di più, dalla nazione, alla regione, alla propria città, al proprio quartiere, la propria casa, il proprio io. Tutto questo era già in atto, non è la pandemia, non è la chiusura. L’Io che cerca di imporsi con tutti i mezzi possibili.

La dimensione politica si incarna perfettamente in questa lettura, una mancanza di progettazione e di sogno di futuro, specchio perfetto dell’aridità sociale e culturale in cui ci troviamo. Una classe politica che non trova spazio e linguaggi per farsi capire, se non quelli che rispondono a sondaggi e alle verità immediate vere ora false tra due ore. In cui, il sentimento che pervade la società, è la solitudine e il disorientamento. La pandemia ha creato una cortina di morte e di allarme, di fronte ad uno scorrere di titoli sul nostro modello di società e di economia.

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Riccardo Sollini

Penso che l’unico messaggio che possiamo provare a tirare fuori da questo virus sia il fatto che nessuno può erigersi ad eroe che scaccia il drago, ma che questo è il tempo del Noi in evoluzione al concetto dell’Io. Oggi sappiamo che una persona cambia le cose, quando ha un gruppo, un supporto, un aiuto una spinta collettiva che permette di muoversi con circolarità, coerenza e condivisione di sogni e speranze. Un tempo del noi che diventa messaggio di vita condivisa, di prospettiva identitaria dentro un filone di spazi e pensieri vicini da sembrare simili, come diceva qualcuno “Simili ma non uguali” ognuno con le proprie peculiarità intelligenze, possibilità e competenze. Una spinta di identità’ e di riconoscimento per curare la pandemia più’ forte del nostro mondo occidentale che e’ la solitudine. Il mio augurio per il 2022 è provare a superare le paure del sentirsi esclusi e soli in una ricerca ossessiva e rabbiosa del proprio spazio, ma trovare un esserci in un posto più’ affollato, ma più sicuro per essere soli”.

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Redazione Capodarco

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