Omicidio Civitanova, Sollini (Comunità di Capodarco): non è razzismo ma paura della povertà

Estate 2022, Corso Umberto I, Civitanova Marche (Macerata).In un caldo pomeriggio di fine luglio un uomo di 32 anni, Filippo Ferlazzo, salernitano ma domiciliato a Civitanova Marche, uccide, a mani nude, in pieno centro, tra la gente del luogo e i turisti, un altro uomo […]

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Il direttore Riccardo Sollini

Estate 2022, Corso Umberto I, Civitanova Marche (Macerata).In un caldo pomeriggio di fine luglio un uomo di 32 anni, Filippo Ferlazzo, salernitano ma domiciliato a Civitanova Marche, uccide, a mani nude, in pieno centro, tra la gente del luogo e i turisti, un altro uomo di 39 anni. Si chiamava Alika Ogorchukwu,  claudicante per via di un incidente (era stato investito mentre era in bici), faceva il venditore ambulante, di origine nigeriana, abitava da alcuni anni con la sua famiglia a San Severino Marche. Un pestaggio avvenuto sotto gli occhi di molti, ripreso dalle telecamere di sorveglianza e dalle videocamere dei cellulari.

Sull’omicidio a Civitanova Marche arrivano le parole del direttore della Comunità di Capodarco, Riccardo Sollini: “Prima di ogni riflessione sull’accaduto è partito il tam-tam per rimarcare che Civitanova non è razzista, anzi è una città accogliente, che l’Italia è un paese accogliente, che il colore della pelle non conta. Siamo tutti uguali e quando muore una persona, va fatto silenzio. Tutto vero, ma qualche riflessione dobbiamo anche farla perché il rischio che il silenzio si tramuti in immobilismo è forte e ce lo dimostra, senza andare troppo lontano, il fatto che nessuno sia intervenuto nel centro di una città di mare che in questo periodo è piena di persone”.

Sollini si sofferma a citare le parole di Papa Francesco, “l’indifferenza uccide”, pronunciate durante l’udienza generale del 17 Ottobre 2018 e a ricordare l’attualissimo scritto che Antonio Gramsci pubblica nel 1917 sulla rivista “La città futura”, in cui affronta proprio la tematica dell’indifferenza e il valore della partecipazione. Il titolo quanto mai emblematico di quella riflessione era: “Odio gli indifferenti“. Sull’immobilità davanti a un episodio come questo, occorrerebbe una riflessione più ampia. Siamo diventati davvero una società indifferente? Quali sono i meccanismi umani che portano a non intervenire in una situazione del genere? La paura, l’incapacità di capire la reale portata dell’evento, di prevedere la tragedia che di lì a breve sta per accadere, la mancanza di empatia, l’assuefazione alle immagini, cosa?

Davanti alle riprese fatte dai telefonini di alcuni testimoni e sul fatto che nessuno sia intervenuto Sollini dice: “Il primo problema è proprio questo, che società siamo? Sul discorso legato al colore della pelle sono d’accordo, non è razzismo, è schifo della povertà. Bauman diceva che il povero ci riporta in una dimensione di precariato che ci fa temere di perdere tutto il nostro benessere, ci mostra il lato nascosto della nostra civiltà occidentale (se così la vogliamo chiamare), non siamo razzisti per il colore della pelle, lo siamo di fronte a chi puzza di povertà”.

“Mi permetto di fare un paragone- prosegue il direttore della Comunità di Capodarco -, non sui fatti di cronaca che niente c’entrano, ma per spiegare meglio il concetto. Quando qualche giorno fa abbiamo assistito alle immagini della perquisizione di Bakayoko, siamo rimasti tutti turbati dalle modalità con cui è stata portata avanti, qualcuno ha detto che se fosse stato un bianco tutto questo non sarebbe successo. No, vi assicuro che sarebbe stato uguale, mi è capitato di stare su una macchina che risultava rubata, la polizia, giustamente, ha messo in atto lo stesso protocollo. La differenza? È che a noi, hanno comunque chiesto documenti, accertato l’identità e chiamato la Questura, chi guidava è stato accompagnato in Questura. Con il giocatore del Milan è bastato accertare il suo stato di milionario per scagionarlo da qualsiasi questione. Cosa voglio dire? Voglio dire che se la motivazione al suo fermo era la ricerca di una persona che corrispondeva alla sua descrizione, allora il 730 non bastava come giustificazione”.

“A Civitanova di fatto è successo qualcosa di simile, a scatenare tutto nel ‘cinema cittadino’ che ha osservato in silenzio, è proprio che lo strattone, l’insistenza proveniva da un mendicante, dubito fortemente che in una stessa situazione portata avanti da un’altra persona, il tutto sarebbe scorso con tanto silenzio. Il razzismo si attiva in ogni momento quando si distingue tra noi e loro. Poi possiamo parlarne del concetto di persona integrata che per vivere chiedeva l’elemosina, qualcosa evidentemente non torna. Inutile dire che sono allibito e che la macchina elettorale che si schiera a tifoseria mi fa ancora più orrore, ma ancora di più, con orrido pensiero di ignavi, me lo fanno tutti quelli fermi a guardare, a cui Dante non permetteva neanche l’ingresso all’inferno”.

Il messaggio culturale che questa vicenda lascia, il direttore lo trova ancora nella parole di Papa Francesco: “La cultura del benessere che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono illusione futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”. “Bisogna ripeterlo a gran voce”, conclude.

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Redazione Capodarco

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