Quei papà e mamme con il curriculum del figlio

Negli ultimi mesi sono sempre di più i babbi e le mamme che si presentano in una specie di consegna della posta del curriculum del proprio figlio/a. Si presentano invocando una conoscenza lontana, un’amicizia, una improbabile parentela. I ragazzi hanno imparato a scrivere il proprio […]

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Negli ultimi mesi sono sempre di più i babbi e le mamme che si presentano in una specie di consegna della posta del curriculum del proprio figlio/a.

Si presentano invocando una conoscenza lontana, un’amicizia, una improbabile parentela.

I ragazzi hanno imparato a scrivere il proprio curriculum in formato europeo. Qualcuno acclude la foto: in bianco e nero, ma anche a colori.

Sono ingegneri, psicologi, laureati, diplomati, assistenti sociali, operatori sanitari, laureati in lingue, con il diploma di guida turistiche, di scienze motorie… in cerca di lavoro.

I genitori si vergognano di meno: conoscono bene la situazione; per questo vengono loro. Sperano che tu possa fare qualcosa. Nei loro occhi leggi una specie di rassegnazione. L’unica consolazione è che facendo molte richieste, alla fine, quasi come per la vincita al lotto, esca il numero vincente.

curriculumI curricula non hanno quasi mai attinenza con gli studi fatti. Dopo lo stage si continua con cameriere/a, commesso/a, contratto a tre mesi, due mesi; anche tre giorni. Mettono tutto, a dimostrare che hanno buona volontà.

Il babbo e la mamma aggiungono che i figli/e sono disposti ad andare ovunque: occorre far presto perché sono arrivati intorno ai trent’anni, dopo anni di sacrifici e di studi, senza avere nulla in mano.

La conclusione: “tu sai che cosa significa avere un figlio, averlo fatto studiare e sperare che si sistemi”. Mi fanno tenerezza quei padri e quelle madri che continuano ad accudire figli/e umiliandosi e continuando a sperare.

La crisi non è superata. Con settembre è ripartita la corsa verso una qualche occupazione che il paese non riesce a dare.

Solo i babbi e le mamme, insieme ai nonni/e, resistono, quando possono.

Vinicio Albanesi
(dal blog L’Inquieto)

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