Si è spenta all’alba Carla Zulevi, per anni volontaria e infermiera della Comunità di Capodarco, stroncata dalla Sla

Stasera alle 19 una Messa di suffragio nella cappella della Comunità. Domani alle ore 9.30 i funerali, celebrati da don Vinicio Albanesi. Poi la tumulazione nel cimitero di Capodarco, sopra la tomba di Pia Colonna, comunitaria e sua cara amica

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Carla a 33 anni e la figlia Elisa

Carla a circa 33 anni con la figlia Elisa

CAPODARCO – Alla Comunità di Capodarco si è spenta stamattina all’alba Carla Zulevi: aveva 64 anni e da tempo era malata di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, che progressivamente l’aveva privata di mobilità, dell’uso della parola, della possibilità di mangiare, dell’autonomia. I funerali saranno officiati domani alle ore 9.30 da don Vinicio Albanesi presso la cappella della Comunità. Stasera alle ore 19 verrà celebrata da don Vinicio una Messa di suffragio, sempre nella cappella comunitaria.

La vita di Carla è stata strettamente legata fin dalla giovinezza a quella di Capodarco, in cui aveva scelto di vivere 23enne nel 1973 come volontaria, “lasciando un posto sicuro e a tempo indeterminato al Comune di Spoleto, contro il parere dei genitori”, ricorda la figlia Elisa, 37 anni. “Mamma si innamorò subito di questo posto sulla collina, delle persone disabili e non che vivevano qui; dopo aver conosciuto il fondatore don Franco Monterubbianesi, venne a trovarlo con mia nonna e poi decise di tornare per restarci. Il suo sogno era di fare l’infermiera; fu la prima in Comunità. Si dedicava con gioia alle persone disabili, che sollevava con le sue braccia dalla sedia a ruote. Era alta, forte”, aggiunge ancora Elisa. Nata dalla relazione di Carla con un volontario conosciuto a Capodarco quando aveva 27 anni: “Lui le disse che l’avrebbe lasciata se non avesse interrotto la gravidanza. Lei ha scelto di farmi nascere. Un’altra scelta forte e determinata, dopo quella di vivere in Comunità”, sottolinea la figlia. Che si chiama Elisa perché la madre la sentì muoversi in grembo per la prima volta “mentre era in treno con alcune persone disabili e ascoltava la canzone Per Elisa di Sergio Endrigo, mi sentì muovere. Gli altri nomi che aveva pensato erano Silvia e Irene”.

Con sua figlia Carla resta a vivere in Comunità, in una stanza. Svolge con passione il suo lavoro di infermiera professionale ed è responsabile dell’infermeria interna, tiene i contatti con i medici esterni. Fino a quando, 18 anni fa, inizia ad avvertire i primi sintomi della malattia, accettata con estrema consapevolezza. “Nel 2000 ha lasciato definitivamente il lavoro– riferisce la figlia –. Nel 2005 è morta mia nonna, a cui era legatissima, e ha avuto un forte peggioramento, con la necessità di essere assistita continuamente. Così è tornata a vivere in Comunità: qui si sentiva a casa ed è stata curata con amore fino all’ultimo respiro. Qui, nella cappella dove domani celebreremo il suo funerale, mi sono sposata tre anni fa con mio marito Giacomo”. Dal loro matrimonio è nata Amanda, che compirà tre anni a novembre e voleva molto bene alla nonna: “A lei, ormai completamente paralizzata, ha dato il suo primo bacio e la sua prima carezza, con la meraviglia di chi ha assistito a questi fatti”.

Dieci giorni fa Carla si è aggravata ulteriormente e, dopo il ricovero in ospedale, i medici hanno comunicato che era in fase terminale. “Le sono stata vicina in questo ultimo percorso, dormivo in un lettino vicino al suo letto, nella sua stanza. Mi ha regalato la possibilità di starle vicina, di accompagnarla e tenerla per mano fino alla fine – testimonia Elisa –. Dopo aver superato l’ultima crisi respiratoria alle due di notte, verso le cinque si è spenta serenamente, mentre mi guardava. Stava albeggiando; se n’è andata rispettosa, senza dare disturbo a nessuno, in modo discreto e profondo, con la dignità e la dolcezza che le appartenevano. Gerardo e altre persone della Comunità l’hanno salutata prima che spirasse, don Vinicio l’ha benedetta. E in tanti mi dicono che ora risplende di nuovo la sua bellezza”. Ieri l’avevano visitata il fratello gemello Carlo e una cugina a cui era molto legata: “Era come se aspettasse di salutarli, prima di andarsene”, commenta la figlia. E aggiunge: “Mi ha insegnato che la morte fa parte della vita”.

La salma di Carla verrà tumulata, dopo i funerali, nel cimitero di Capodarco. Sopra la tomba di Pia, una comunitaria con disabilità a cui era legata da una profonda amicizia. E don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, ha voluto sottolineare nei manifesti funebri il ringraziamento a Carla della Comunità “per tutti questi anni di condivisione”. (lab)

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Redazione Capodarco

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