Storia

Nel natale del 1966 un piccolo gruppo di tredici persone disabili e un giovane prete, don Franco Monterubbianesi, decisero di iniziare l’avventura di una vita in comune in una vecchia villa abbandonata a Capodarco di Fermo, nelle Marche. Ben presto molti altri ragazzi e ragazze volontari e altri giovani disabili si unirono a loro, scegliendo di vivere in comunità.

Dai tredici membri iniziali agli oltre cento del 1970, ancora pochi anni e Capodarco assume una dimensione nazionale: nascono le Comunità di Sestu, Fabriano, Gubbio, Udine, Lamezia Terme, Roma, poi a seguire tutte le altre.

Oggi la Comunità è presente  in svariate città e regioni d’Italia, di essa fanno parte centinaia di persone tra comunitari, ragazzi impegnati nel servizio civile, operatori sociali e volontari.

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Capodarco di Fermo: La storica villa ove venne fondata e ha sede la Comunità di Capodarco

Dagli anni ’90 inoltre si è allargata fuori dai confini nazionali, dando vita alla Comunità Internazionale di Capodarco (CICa), un’organizzazione non governativa di solidarietà, che si propone di dare risposte ai problemi dei poveri e degli emarginati di tutti i continenti, con un’attenzione prevalente rivolta ai disabili.

La consapevolezza che l’integrazione passa per un mutamento di mentalità ha portato la Comunità, nel corso degli anni, ad ampliare i suoi orizzonti culturali e politici. Ne sono un esempio i convegni annuali che vengono organizzati nella sede nazionale di Capodarco di Fermo, la presenza della comunità in coordinamenti nazionali come il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA) e il CESC, l’attivazione di un ufficio nazionale che svolge funzioni di coordinamento e raccordo tra le diverse comunità sparse sul territorio e di rappresentanza esterna con le istituzioni. La Comunità è così diventata un punto di riferimento nazionale  per tutti coloro si battono per una liberazione integrale dell’individuo.