La vite coltivata

Il cantico del profeta è un inno alla felicità. Può sembrare oggi desueto e ridicolo. Difficile che qualcuno si rivolga al padrone di una vigna per esaltarne la fecondità.
La vite coltivata
Se si sottrae al contesto del tempo, le parole di Isaia possono essere comprese anche oggi. Chi, nella propria vita, ha creato qualcosa per sé e per la famiglia è soddisfatto e felice. Spesso è la casa, la professione, l’impresa. Il brano racconta dettagliatamente l’opera di cura per ottenere risultati. Il racconto non nasconde la fatica e la delusione di ogni opera umana non sempre riuscita:
Nella parabola la reazione ad un’opera riuscita male:
«Toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia».
La delusione è per il comportamento del popolo che non ha ottemperato alla legge del Signore.
Morte crudele
Il brano del Vangelo di Matteo è dello stesso tenore. Ancora la parabola della vigna del Signore, con un risvolto questa volta crudele. Gli affittuari del terreno uccidono il figlio del padrone. La polemica contro il popolo ebraico che non ha accolto Gesù di Nazaret, figlio di Dio, è esplicita con la conclusione:
«La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».
Il primo insegnamento è per la creatività umana di chi realizza nella vita con opere che aiutano allo sviluppo e al benessere: con fatica e anche con delusioni. La parola di Dio incoraggia dunque ogni opera umana. A volte si interpreta la religiosità come penitenza: la prospettiva invece è per l’operosità umana. Naturalmente con equilibrio e nel rispetto delle relazioni e delle indicazioni evangeliche.
Impressionante l’invito di San Paolo nella lettera ai Filippesi.
«In conclusione, fratelli,
quello che è vero,
quello che è nobile,
quello che è giusto,
quello che è puro,
quello che è amabile,
quello che è onorato,
ciò che è virtù
e ciò che merita lode,
questo sia oggetto dei vostri pensieri».
L’esortazione coniuga verità, giustizia, purezza, onore, sintetizzando il tutto come virtù. Sono superate definitivamente le virtù indicate dalla filosofia greca. La prospettiva è sempre quella divina, resa evidente da Cristo, coniugando la creatività umana con un’etica che fa riferimento a Dio.
4 Ottobre 2026 – Anno A
XXVII Domenica del tempo ordinario
(1ª Lett. Is 5,1-7 – Salmo 79 (80) – 2ª Lett. Fil 4,6-9 – Vangelo Mt 21,33-43)


