La dimensione fragile dell’umanità

La festa di oggi è un tripudio di gloria soprattutto per il linguaggio dell’Apocalisse. E’ il momento finale delle vite che hanno scoperto Dio e ora la vivono. In realtà la vita dei santi è la vita di uomini, donne, bambini e bambine che hanno creduto in Dio nella sua grandezza.
Del Signore è la terra
Il riassunto migliore è quello del Salmo 23:
«Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe»
Quelle prime parole “del Signore è la terra” costituiscono l’atto di fede fondamentale per esprimere la fede. In questa dichiarazione sono comprese tutte le realtà terrene nella loro vita. Dalle forme primitive a quelle evolute dell’umanità. Un principio che sembra scontato: in realtà, dopo le filosofie illuministe, a Dio è sottratta l’origine della vita. Essa è stata concepita dalla razionalità umana, appena sottomessa alle emozioni, ma pur sempre umane.
La scienza ha descritto non solo l’evoluzione, ma addirittura la spiegazione dell’origine del mondo. La modernità, nel suo scetticismo, ha annullato ogni principio spirituale per concentralo nella razionalità umana, dimenticando la precarietà e l’evoluzione della stessa scienza che non hanno limite; per questo provvisoria e mutevole.
Ha contraddetto le sue stesse regole per fissare l’ideologia umana e razionale, dimenticano i limiti della stessa umanità. La stessa politica si sforza di offrire programmi roboanti che in realtà si riducono nella convivenza giusta, senza privilegi e disuguaglianze. Sembrerebbe assurdo, ma il miglior programma politico sono le beatitudini. Queste indicazioni vanno modulate nei tempi e nei luoghi adeguati.
Purtroppo, la vita dei santi e sante è stata narrata come piena di privazioni e di sacrifici. Nella loro coerenza hanno seguito il Vangelo,
Le indicazioni
IL Vangelo ritorna alla precarietà umana. Le beatitudini non sono precetti, ma il ricordo della dimensione fragile dell’umanità.
Sperimentiamo quotidianamente i limiti dei nostri atteggiamenti ed emozioni. A ben riflettere queste indicazioni sono molto umane. Se infatti, con un po’ di attenzione, si riesce a vedere la vita ella sua complessità l’essere umile, mite, consolatore, giusto, misericordioso, sincero, pacifico, fedele permette la convivenza di pace, di sviluppo per sé e per la comunità nella quale si vive.
Prima fra tutte le condizioni per la famiglia, ma anche per la scuola, per il lavoro, per l’economia per la vita collettiva. Difficile perché esige serietà e attenzione, ma non così martirizzante come spesso si ricorda. Lo schema evangelico è rispettoso e portatore di pace. La conclusione adeguata è suggerita dal brano della lettera di San Giovanni
«Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro».
Dal Vangelo secondo Matteo (Anno A)
Festa dei Santi
(1ª Lett. Ap 7,2-4.9-14 – Salmo (23) 24 – 2^ Lett. 1Gv 3,1-3 – 1Gv 3,1-3 – Vangelo Mt 5,1-12°)


