N.172 – MEDICINA MECCANICA

L’espressione qui utilizzata sembra incomprensibile: con medicina meccanica si intende la cura esclusiva degli organi, con il rischio di non garantire lo sguardo complessivo del benessere. I risultati delle cure mediche hanno fatto progressi notevoli. Hanno allungato la vita, impedito epidemie, affrontato e guarito malattie complesse. Questa tendenza ha dei limiti evidenti. La iperspecializzazione di ogni organo rischia di rimanere separata dal resto del corpo e della persona, senza un adeguato sguardo al suo benessere complessivo.
La salute è il risultato di un insieme di elementi che presuppone la guarigione di organi malati, senza dimenticare equilibrio, collegamenti, relazioni, sentimenti. Nelle condizioni complesse di una vita che coinvolge l’insieme della persona la cura di un semplice organo non sempre risolve; in alcune situazioni nemmeno riesce a comprendere (malattie rare) quale male guarire. Le dimensioni sensitive, emotive, relazionali di una persona malata, sono spesso non affrontate adeguatamente.
L’ambito dove emerge i limiti della guarigione meccanica è la riabilitazione. Non può essere solo organicista. Lo stesso concetto riabilitativo deve utilizzare ampi spazi di recuperi di equilibrio. E’ uno sforzo che l’attuale sistema medico non ha registrato. Prevale lo schema ospedaliero. Se tale schema è utile ed efficace in situazioni di malattia tendente alla guarigione non può essere utilizzato in situazioni di lunga degenza o addirittura di impossibilità di cura strettamente medica.
Il rischio evidente è costituito da degenze improprie, saturazioni di posti ospedalieri, costi elevati senza necessità. Uno sforzo positivo è stato fatto per le strutture pediatriche: i reparto ospedalieri per bambini tendono a garantire ai neonati ambienti adeguati alla loro età. La presenza dei genitori è facilitata, con possibilità di accesso e di cibo. La parte cosiddetta sociale degli interventi medico-sociale degli adulti è debole con la carenza di strutture che, pure attente alle cure mediche, siano in grado di offrire vivibilità umana, portatrice di tolleranza e speranza.
Una nuova impostazione dei servizi socio-sanitari tiene conto di tutto il periodo di guarigione e, in mancanza di soluzioni definitive, di garantire un tenore di vita possibilmente familiare e affettivo.


