N.171 – CRIMINI

Impressiona la vicenda del generale serbo Marko Mladic, dichiarato colpevole di crimini di guerra per aver ordinato a Srebrenica l’uccisione di ottomila bosniaci. Impressiona perché le autorità della Serbia e una grande folla, dopo la sua morte, l’hanno accolto come martire, con tutti gli onori militari e civili.
Non è la prima volta nella storia che vicende terribili siano considerati doveri di patria. In questo caso l’iniziativa è dovuta alle ragioni ancora presenti dei misfatti procurati, come tutela della propria identità. Sicuramente alcuni degli autori, diretti o indiretti di quella tragedia, sono ancora viventi. Distogliere la storia aiuta a tutelare sé stessi.
Un piccolo esempio di discriminazione da noi vissuto è utile: aprimmo una piccola comunità per disabili a Pristina, nel Kosovo, con l’aiuto delle forze di pace ONU italiane nel territorio. Dovemmo imporre l’integrazione di serbi e kosovari per eliminare la disparità. Il nodo della questione è la non accettazione della diversità all’interno di territori che nel tempo hanno accolto popolazioni diverse, per lingua, cultura, religione, costumi.
Si parla spesso di pace: uno dei caposaldi della pace è l’integrazione tra persone diverse. Un problema, ancora oggi, urgente. Addirittura, nel nostro paese esistono pregiudizi tra regioni del nord e del sud d’Italia. Piccinerie che si autoalimentano di pregiudizi, falsità e ostilità. Emotività, storie trascorse, leggende alimentano la separazione, dimenticando che l’umanità è tale proprio per l’integrazione dei popoli. Resa a volte possibile da legami intrafamiliari, da interessi comuni, da commercio, da comunicazioni.
Negli ambienti chiusi, costituiti da piccoli gruppi, l’integrazione è difficile. L’apertura globale dei nostri tempi favorisce il rispetto reciproco e l’intrusione. Occorre però attenzione, rispetto per valorizzare il dialogo, i contatti, la serenità. I popoli si spostano nei territori da sempre: non procurano disturbi se prevale la reciproca vicinanza.
È parte della di pace che arricchisce l’umanità e non la deprime. Non è però ovvia: la campagna denigratoria dell’oggi, nel nostro paese, contro i migranti è lo specchio di una visione autoctona e, alla fin fine, perdente.


