La forza della fede

La domenica di oggi, seguendo il Vangelo di Matteo, suggerisce la forza della fede, anche da parte di chi non è israelita.
Gli stranieri che aderiscono a Dio
La prima Lettura, con il brano di Isaia esorta anche gli stranieri (non ebrei) a lodare il Signore nella sostanza della fede.
«Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera».
È una apertura alla rigidità dell’appartenenza al popolo ebraico. Soltanto i profeti dimostrano questa visione. Altri testi, provenienti soprattutto dalla tradizione liturgica, sono più rigidi. Ebrei non si diventa, ma si nasce per linea materna.
Eppure, in alcune circostanze, prevale la dimensione della universalità del Dio di Israele. Il popolo ebraico è eletto, ma il Dio dei padri, è disponibile a ogni creatura umana. Questa visione è completata, con enorme distacco dalla visione ebraica del messaggio cristiano. Gesù era un ebreo osservante: il suo messaggio è stato “completato” fino a diventare “nuovo”.
Il Salmo giustamente racconta:
«Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra».
Donna, grande è la tua fede
L’evangelista Matteo è cosciente di questa tensione. Ad una prima richiesta di liberazione della figlia della donna cananea, l’evangelista fa dire a Gesù: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Dopo l’insistenza della donna il Signore conclude:
«Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita».
La lezione della liturgia è duplice. Non esiste persona, in condizione di aiuto, esclusa dal Dio della misericordia e del perdono. Occorre una forte fede e insistenza. Caratteristico il dettaglio «anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Un dettaglio umano molto vero e tenero. La seconda condizione è l’umilità di chi richiede aiuto, con la convinzione della ricompensa.
La conclusione è suggerita dal brano della Lettera ai Romani: «Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!» In termini di vita reale significa che Dio non respinge nessuno perché aiuta chi ha bisogno.
16 Agosto 2026 – Anno A
XX Domenica del tempo ordinario
(1ª Lett. Is 56,1.6 – Salmo 66 (67) – 2ª Lett. Rm 1,13-15.29-32 – Vangelo Mt 15,21-28)


