Figli del Giorno

Necessario riconoscere gli errori

La liturgia di oggi affronta il problema dei peccati all’interno delle comunità cristiane. Il tema è quello della correzione fraterna. Una questione che si è posta già dalle prime comunità cristiane. Già nella prima Lettera dei Corinti, San Paolo parla di discordie interne alla comunità: «Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù……
Don Vinicio affacciato alla finestra

La liturgia di oggi affronta il problema dei peccati all’interno delle comunità cristiane.

Il tema è quello della correzione fraterna. Una questione che si è posta già dalle prime comunità cristiane. Già nella prima Lettera dei Corinti, San Paolo parla di discordie interne alla comunità: «Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire».

Questo è il primo problema. Nella storia della Chiesa si sono verificati veri e proprie riforme che hanno impedito l’unità: la riforma orientale e quella luterana sono le più diffuse. Oggi si parla di ecumenismo per recuperare i principi condivisibili del cristianesimo.

Una seconda prospettiva riguarda gli errori personali all’interno della Comunità. All’inizio, a fronte degli errori gravi dei battezzati, vigeva una pubblica confessione dei peccati, con una metodologia, che nel tempo evolverà prima nell’invocazione della confessione pubblica a cui seguirà quella privata.

Il malvagio

Già nel Vecchio Testamento i profeti appellano alla sincerità necessaria per il perdono e il pentimento di gravi peccati. Il messaggio di Ezechiele è semplice, nei confronti di chi sbaglia è necessario il rimprovero degli errori: «Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».

Un profilo pieno di lealtà. Ognuno può errare: è doveroso riprenderlo perché ritorni all’innocenza. Da qui il dovere di redimerlo, dichiarando dove ha errato.

La religiosità ebraica introduce un’attenuante alla legge del taglione del celebre detto “occhio per occhio, dente per dente”. Una legge crudele soprattutto perché si appellava alla vendetta a fronte di gravi delitti, i più frequenti erano gli omicidi e l’adulterio. Purtroppo, ancora oggi, nei regimi criminali le uccisioni e i tradimenti si pagano con la morte. Le lotte tra le gang e la mafia applicano la legge della vendetta di morte.

Il brano della Lettera ai Romani invita ad un atteggiamento di rispetto e dialogo: «Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge». Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge, infatti, è la carità.

La confessione

Rimane il problema della riconciliazione che nelle primitive comunità ha un percorso appena abbozzato. «Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano».

A tale prassi seguirà nella Chiesa una consuetudine diversa. Dapprima rimane l’obbligo di dichiarare i grandi peccati pubblicamente, con la relativa pena, a seconda del delitto.

Nel VI-VII secolo inizia la confessione privata. Non si dichiarano più i soli grandi peccati, ma anche le piccole incongruenze della vita quotidiana. È la prassi odierna.

Sarà il sacerdote, a nome della Chiesa, ad ascoltare e a concedere l’assoluzione. Il fondo di questo potere è nelle parole di Matteo: «In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». La remissione dei peccati, nei tempi odierni, ha subito una evoluzione. Dall’obbligo di confessarsi almeno una volta l’anno, alla confessione settimanale, fino a quasi oggi a scomparire. La prudenza dice che è necessario riconoscere gli errori. Comunicarlo pubblicamente, almeno al solo sacerdote, è un atto di umiltà. E’ Dio che ascolta e concede il perdono, a condizione di una vera conversione. Probabilmente una maggiore coscienza aiuta a migliorare la vita dello spirito.


6 Settembre 2026 – Anno A
XXIII Domenica del tempo ordinario
(1ª Lett. Ez 33,1.7-9 – Salmo (95) – 2ª Lett. Rm 13,8-10  – Vangelo Mt 18,15-20)