La narrazione della vita dei santi spesso ha dato luogo a una letteratura agiografica e celebrativa, soprattutto laddove, – come nel caso di Don Bosco, Cafasso, Cottelengo – la santità incarna pienamente la povertà e la carità cristiana e lascia dietro di sé imponenti e durature opere assistenziali. Purtroppo la celebrazione della grandezza spesso assolve dall’impegno di comprendere il significato e pertanto i valori e l’autenticità che quell’esperienza ha incarnati.
Sergio Quinzio, con l’acutezza e la sensibilità che caratterizzano le sue pagine, rilegge la vita e la spiritualità dei santi piemontesi, vissuti sul finire dell’Ottocento, alla luce di alcuni fondamentali nodi problematici: l’ambiguo rapporto tra la pura fede e le opere, tra la tensione progressiva a livello di prassi pastorale per e accanto ai poveri e l’incapacità di comprendere e risolvere le aporie che l’alleanza tra trono e altare promuoveva e legittimava. Attraverso i ritratti spirituali dei santi piemontesi l’autore tratteggia le caratteristiche di un’epoca e di un modello di santità cristiana fortemente situata nella mentalità ottocentesca ma con la quale l’odierna esperienza di fede, forse meno indomita e più incerta, deve confrontarsi per riscoprire le ragioni del suo essere e il permanere di stili e modalità di espressione.
Dettagli Libro
Autore
Sergio Quinzio
- SottotitoloDon Bosco, Cafasso, Cottolengo
- EditoreEdizioni Gruppo Abele
- Collanavissuti
- Edizione1ª edizione
- Anno1986
- Pagine89
- ISBN8876700595
- Linguaitaliano
- Copie1



