Difficile raccontare la storia di un popolo dalle tradizioni e dal vissuto orali, difficile stabilire il senso e le origini del nome con cui conosciamo, o meglio non conosciamo, questa cultura. Pino Petruzzelli in ‘Non chiamarmi zingaro’ non ci racconta la storia dei nomadi ma, tramite la raccolta di una serie di testimonianze, riesce a far cadere le nostre certezze, per cui iniziamo a dubitare del termine ‘zingaro’ sin dalle primissime pagine.

Le voci raccolte riprendono uno spazio che è stato loro lungamente rifiutato e che continua a esserlo, dalla negazione del genocidio commesso contro il popolo rom nella II Guerra Mondiale fino ad arrivare a oggi, alle leggi che approva l’ultimo nostro governo e prima ancora, dal 1500 in avanti, da quando abbiamo testimonianza delle loro interminabili persecuzioni. E loro vengono perseguitati e scappano.

Scappano da sgomberi, incendi, cacciate scandite da slogan vergognosi, minacce e violenze. Storie scomode, che nessuno vuole riconoscere.

E chi li difende? Nessuno.