Ninna nanna “per una pecorella”

di FORTUNATA D’AGOSTINO (Responsabile di una casa famiglia per minori) “Ti sarò mamma, casa, sentiero, ti darò sogni di erba e trifoglio, sonno di latte, letto di figlia” Con queste parole la mamma “lupo” della fiaba, rassicura la pecorella che ha perso il suo gregge. La pecorella perde la “pecora madre” e si trova al…
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di FORTUNATA D’AGOSTINO (Responsabile di una casa famiglia per minori)

“Ti sarò mamma, casa, sentiero,
ti darò sogni di erba e trifoglio,
sonno di latte, letto di figlia”

Con queste parole la mamma “lupo” della fiaba, rassicura la pecorella che ha perso il suo gregge. La pecorella perde la “pecora madre” e si trova al buio, da sola. Impaurita, recupera tutte le sue forze per affrontare la notte. E’ proprio questo uno dei possibili stati d’animo che vivono i bambini quando sono costretti a lasciare i genitori ed arrivano in casa famiglia. Accoglierli significa sapersi mettere accanto, rispettando i loro sentimenti/diritti, rispettando la loro origine e la loro famiglia di provenienza.

Per il bambino, l’essere separato dalla sua famiglia, è sempre un’esperienza traumatica. Ne sono consapevoli tutti gli attori che intervengono nell’allontanamento, sebbene siano convinti della sussistenza e delle motivazioni per le quali è necessario predisporlo. I bambini arrivano in casa famiglia spaventati, spesso con sentimenti fortemente contrastanti. Il loro legame emotivo molto frequentemente è “danneggiato” e diviene necessario da una parte, dar significato alla loro storia, ricomporne insieme “i pezzi interni” e dall’altra, lavorare con i genitori naturali, laddove possibile, o adottivi in caso di necessità, per comprendere sempre meglio i loro bisogni e diritti, emotivi e materiali. Solo attraverso questo delicato lavoro, con il bambino/la bambina e con la famiglia, si potrà riavviare il suo naturale processo evolutivo ed il suo intero nucleo.

C’è bisogno di tempo per potersi fidare e poter riconoscere come amici, le persone che sostituiscono le figure parentali di riferimento, per poter riconoscere la casa come propria, involucro caldo e rassicurante. I bambini e ragazzi accolti, sono bambini e ragazzi portatori di carenze relazionali e questo è percepibile ed individuabile attraverso i tanti effetti nell’interazione col mondo esterno, nella scuola, nel gruppo dei pari. In casa famiglia i bambini ci chiedono di stare “insieme appartenendoci”. Conosciuto e riconosciuto tale bisogno, dovranno poi trasferirlo nel contesto della famiglia biologica o adottiva.

Nella nostra esperienza, il rientro dei bambini e ragazzi, nel loro nucleo d’origine, purtroppo non è sempre stato possibile. Troppe volte le fragilità di queste famiglie vengono intercettate quando ormai è tardi per poter prevedere un rientro. Azioni di prevenzione, volte a risolverne le criticità e a promuovere azioni di sostegno, restano ancora una sfida da raccogliere.

La storia della pecorella torna ad essere uno strumento di accompagnamento emotivo anche quando, trascorso un periodo colmo di significato, il bambino viene reintegrato o adottato da un nuovo nucleo. Una “nuova madre” e un “nuovo padre” saranno casa e sentiero, in una quotidianità che, col tempo, saprà riabilitare anche la pecora (madre) che ha smarrito la strada, che, pur gemendo, non è riuscita a scorgere, neppure in lontananza, la fiammella che la sostenesse nel suo cammino di mamma. Una delle condizioni per essere adulti sereni e responsabili è senza dubbio quella di aiutare questi piccoli a fare chiarezza sulla propria infanzia, accogliere/rielaborare le proprie radici biologiche. A volte la famiglia adottiva, per paura, solitudine, difesa, può sottovalutare questo aspetto emotivo, tassello invece fondamentale, per una crescita serena e per vivere la nuova dimensione di famiglia.

(Articolo tratto da: Lettera da CAPODARCO N.1)

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