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modified: "2026-07-29T17:00:33+02:00"
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author: "Comunità di Capodarco"
publisher: "Comunità di Capodarco"
excerpt: "In queste ultime settimane, per una serie di coincidenze, sono morte persone celebri: giornalisti, presentatori tv, imprenditori, artisti. L’informazione è impazzita. Sono state dedicate pagine e pagine di giornali (cartacei e in rete), di trasmissioni e di dediche, con l’attenzione a raccontare tutto. Dalla famiglia […]"
categoria-rubrica: ["Senza Conservanti"]
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# N.119 – MORIRE CELEBRI

In queste ultime settimane, per una serie di coincidenze, sono morte persone **celebri**: giornalisti, presentatori tv, imprenditori, artisti. L’informazione è impazzita. Sono state dedicate pagine e pagine di giornali (cartacei e in rete), di trasmissioni e di dediche, con l’attenzione a raccontare tutto. Dalla famiglia d’origine, ai primi passi, al culmine della gloria e dell’impresa, fino alla morte.

Sono state poste in secondo piano le guerre, i morti, gli equilibri internazionali, dedicando l’attenzione principale a celebrare e immortalare persone che, tutto sommato, sono state celebri. Morti sul lavoro, inizio della scuola, immigrazioni ed emigrazioni, crisi politiche, caro vita, sono scese in **secondo piano**. E’ come si volesse prendere un po’ di ferie dall’angoscia anche nell’informazione. Eppure, già dall’antichità, il profeta ricordava: “mille anni sono un giorno; una cappa di argilla incombe sulle nostre inquietudini”.

Forse è giusto così o forse no. Una specie di desiderio di **immortalità** e di onnipotenza proiettata nel ricordo e nel sogno. La felicità desiderata per ognuno, anche se, nel profondo, ognuno sa bene che i fortunati saranno pochi: anche i campioni sono rari. Impressiona la valorizzazione di prestazioni che, tutto sommato, non hanno deciso la felicità di molti. Si consolidano, in questo modo, i principi sui quali varrebbe la pena insistere: salute, ricchezza, celebrità. Il resto del mondo rimane lontano su uno sfondo che non interpella le sensazioni della vita.

Alcuni celebri sociologi hanno parlato di società “fluida”. Non è sufficiente la descrizione. Viviamo una **cultura “fragile”,** incapace di affrontare la vita, preferendo la dimensione “onirica”. Una caratteristica capace di oltrepassare la noiosità e la pesantezza del quotidiano. Qualche esperto potrebbe parlare di infantilismo esistenziale. Probabilmente è l’effetto del benessere raggiunto. Avendo risolto i problemi della sopravvivenza (cibo, risorse, comunicazione, movimento, tempi liberi) la ricerca di felicità va oltre i limiti. Da qui il desiderio di ancor più soddisfazione. Sono saltati tutti i paletti della vita sobria e rispettosa: la proiezione non ha limiti materiali e spirituali verso l’immaginabile. Una pia illusione con il tempo che trascorre.
