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author: "Comunità di Capodarco"
publisher: "Comunità di Capodarco"
excerpt: "In pochi giorni la cronaca nera ha riportato tre episodi di omicidi-suicidi. Una famiglia sterminata di padre-madre-bambina disabile e il proprio cane. Un secondo episodio della morte di tre fratelli, grandi di età, procurata da uno dei fratelli, poi suicidato. Infine, una persona anziana che ha ucciso la moglie ed ha tentato di suicidarsi, rimanendo […]"
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# N.170 – OMICIDI-SUICIDI

In pochi giorni la cronaca nera ha riportato tre episodi di omicidi-suicidi. Una famiglia sterminata di padre-madre-bambina disabile e il proprio cane. Un secondo episodio della morte di tre fratelli, grandi di età, procurata da uno dei fratelli, poi suicidato. Infine, una persona anziana che ha ucciso la moglie ed ha tentato di suicidarsi, rimanendo gravemente ferito.

Impressiona la catena che coinvolge la vita di persone legate tra loro con forti vincoli familiari. Sconcerta il gesto della morte procurata a sé e alle persone care. Inutile approfondire le cause di simili tragedie. Colpisce il senso di morte che invade qualcuno dei più cari, senza la forza di sopravvivere. Una solitudine infinita perché la fine della vita è per sé e per chi è più caro. Chi uccide non vuole far soffrire, per paura, per non avere rimorsi?

La nostra cultura è aperta come non mai alle vicinanze, alle emozioni, ai contatti. La contraddizione è probabilmente nel sogno di una vita felice che improvvisamente non è degna di essere vissuta. Una contraddizione violenta che chiude addirittura il senso di vivere. Non si uccide come criminali, ma come vittime della storia che diventa ingestibile, diventando, a propria volta assassini, senza la forza di esserlo.

I motivi di tali tragedie non sono orribili, tali da proclamare la morte. Sono motivi umani, anche se carichi di preoccupazioni e di sofferenza. Probabilmente tali tragedie si spiegano con la concentrazione assoluta della propria felicità. Ove non si ottenesse, non vale la pena vivere. Sono scomparsi i legami della fraternità e della condivisione. La risposta ricorrente a tali tragedie è appellare ai servizi, a quanti, per mestiere, dovrebbero tutelare il valore della vita.

Ogni esistenza umana può funzionare se il circuito dell’appartenenza umana è vicina, solidale, attenta ai bisogni di chi è accanto. Nella lontananza dell’altro il mondo diventa ingestibile, crudele, feroce. Da qui l’insano gesto di chiudere ogni futuro. Considerazioni complesse, ma che spingono a maggiore tolleranza, senza astio e senza invidie. Perfettamente contrarie a quanti si lasciano andare a giudizi, improperi, violenze che non sopportano limiti, insufficienze, povertà. Una civiltà crudele che si vendica con il togliere il bene prezioso della vita.
