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author: "Comunità di Capodarco"
publisher: "Comunità di Capodarco"
excerpt: "Il 24 Agosto del 2016 un terremoto di magnitudo 6 colpì le zone del centro Italia, con 299 vittime: le città di Amatrice e di Arquata sono state il triste simbolo di quella tragedia. Fu un terremoto che sentimmo anche nella nostra casa. Una sensazione terribile prodotta dal movimento tellurico.  La terra che si muove […]"
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# N.169 – TERREMOTATI

Il 24 Agosto del 2016 un terremoto di magnitudo 6 colpì le zone del centro Italia, con 299 vittime: le città di Amatrice e di Arquata sono state il triste simbolo di quella tragedia.

Fu un terremoto che sentimmo anche nella nostra casa. Una sensazione terribile prodotta dal movimento tellurico. La terra che si muove nella notte, con senso di stupore e smarrimento è un’esperienza unica che desta angoscia. I momenti della scossa sembrarono lunghissimi: lo sciame tellurico acuiva l’insicurezza, nella speranza che non si ripetesse.

Se nella periferia del terremoto la paura fu alta, l’epicentro della scossa deve aver portato vero e proprio terrore. All’indomani si scoprì la devastazione. Case, strade, chiese e campanili, scuole, negozi si sbriciolarono come fossero di carta. Intervennero tutte le forze di aiuto, nella speranza di trovare qualcuno vivo tra le macerie.

Nel tempo i terremotati furono allontanati in alberghi della costa, in attesa dell’allestimento di piccole case prefabbricate. Perdere tutto colpisce il profondo dell’equilibrio della vita. Solo con il tempo si comprende la mancanza delle piccole e grandi cose che costituiscono la vita quotidiana: ricordi, mobili, foto, oggetti preziosi, vestiti. Unico sguardo, dopo aver pianto i propri morti, la speranza della rinascita.

Non è facile programmare da zero una città, con le strade, i negozi, il senso di appartenenza. Due grandi problemi investono ogni ricostruzione: i luoghi e il futuro vivibile. Ricostruire significa verificare i danni, progettare di nuovo dove e per chi, obbedendo alla trasparenza dei costi e delle proprietà. Il secondo dramma è lo svuotamento della popolazione. In termine di futuro è difficile ritornare in un territorio che non è sicuro e soprattutto non offre occasioni di lavoro e di vita.

Se la ricostruzione fisica, con fatica, si potrà realizzare, la mancanza di popolazione è il dramma maggiore. Il terremoto del 2016 è doppiamente penalizzante: per i disastri fisici e per essere in spazi dell’entroterra con svuotamento della popolazione. E’ forse il problema maggiore per una visione di sviluppo e di ripopolamento. Né ci sono programmi sicuri che riescano a ridare a quei luoghi la dignità di una vita comunitaria possibile. L’augurio migliore che si possa dare al post terremoto è la ricostruzione di borghi pieni di vita e di tranquillità.
