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author: "Comunità di Capodarco"
publisher: "Comunità di Capodarco"
excerpt: "Nell’indicare gli insegnamenti, l’evangelista Matteo indica gli atteggiamenti ricorrenti della vita quotidiana. Il tema affronta uno degli elementi caratteristici delle relazioni: il rancore e l’ira. Nelle culture del Medio Oriente di cui parla il libro del Siracide, chiamato anche Ecclesiastico, l’indicazione richiama al perdono, nonostante la legge “dell’occhio per occhio, dente per dente” fosse praticata […]"
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# Il rancore e l’ira

Nell’indicare gli insegnamenti, l’evangelista Matteo indica gli atteggiamenti ricorrenti della vita quotidiana. Il tema affronta uno degli elementi caratteristici delle relazioni: il rancore e l’ira. Nelle culture del Medio Oriente di cui parla il libro del Siracide, chiamato anche Ecclesiastico, l’indicazione richiama al perdono, nonostante la legge “dell’occhio per occhio, dente per dente” fosse praticata ampiamente.
All’inizio del Libro del Siracide è scritto «La collera ingiusta non si potrà scusare,
il traboccare della sua passione sarà causa di rovina. Il paziente sopporta fino al momento giusto, ma alla fine sgorgherà la sua gioia. Fino al momento opportuno terrà nascoste le sue parole e le labbra di molti celebreranno la sua saggezza».
Un atteggiamento caratteristico della spiritualità sapienziale che ripropone l’atteggiamento umano della misericordia divina».

**Rancore e collera**

Per questo motivo l’indicazione del saggio è precisa:

«Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricordati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele
ai comandamenti».

**Perdono e libertà**

Nelle dinamiche delle relazioni rancorose si intrecciano due livelli. Il primo è emotivo, il secondo è razionale. Emotivamente chi si sente offeso reagisce con moti di rabbia, di rancore e di vendetta. E’ una reazione immediata: contro chi ti offende ti difendi, invocando una reazione altrettanto forte e vendicativa. Razionalmente si possono considerare i motivi di chi ha offeso e quale è la reazione migliore. Invocare perdono esige una forza capace di comprendere i motivi (non necessariamente giusti) dell’offesa e, in seconda battuta, come ottenere giustizia. Con il solo “buonismo” non si attiva il perdono. E’ necessaria la capacità di scoprire come la cattiveria o altre imperfezioni possono essere cambiate. Quando persistono legami affettivi profondi (ad esempio genitori-figli) è facile perdonare nell’attesa del cambiamento.

Con persone estranee è più difficile. Può aiutare la considerazione se chi ha offeso non avesse avuto qualche motivo per esserlo. Questa riflessione aiuta a diventare umile. Inoltre, si può esigere giustizia, senza lasciarsi trasportare da ira e rancore. La vendetta può inquinare la tua anima. Da qui la necessità di una razionalità capace di non tramutare l’offesa in malessere per sé stessi. La misericordia non è sempre possibile; è nobile offrirla. La considerazione religiosa ricorda la libertà concessa a Dio e il perdono per le mancanze e gli errori. Il cristianesimo è una religiosità tollerante, proprio perché il fondamento dell’umanità contempla la libertà che permette di scegliere tra bene e male. Da qui la pazienza di Dio, disposto ad accogliere perdono.

**13 Settembre 2026 – Anno A****XXIV Domenica del Tempo ordinario****(1ª Lett. Sir** **27,33–28,9 – Salmo 102 (103) – 2ª Lett.** **Rm 14,7-9 – Vangelo Mt 18,21-35)**
