“Volgiti a me nella tua grande tenerezza”

In questa settimana, dopo aver indicato i nomi degli Apostoli, il Vangelo di Matteo lancia un messaggio per le comunità appena nate. Già la prima Lettura del profeta Geremia racconta che cosa succede a chi testimonia con coraggio e verità la parola di Dio. Sono addirittura gli amici a non credere ciò che il profeta dice: «Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».

Un prode valoroso

La speranza è data dalla presenza di Dio perché tutela il profeta:

«per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.

Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!»

Nello stile dell’Antico Testamento Dio si vendicherà, con monito lontano dal messaggio evangelico.

Il Signore ascolta i miseri

L’evangelista Matteo suggerisce due pensieri. Il primo è di esprimere pubblicamente senza paura il messaggio evangelico. Occorre coraggio e testimonianza, senza paura di che cosa diranno gli ascoltatori. Il secondo è di aver fiducia perché Dio sarà presente. Una presenza amorevole e tempestiva, appellando alla sua presenza che è portatrice di attenzione. «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze». La misericordia è ricordata con riferimenti umani e teneri: «Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!».

Il pensiero va a quanti, in nome di Cristo subiscono minacce, percosse, a volte anche la vita. In molte parti del mondo esistono persone che, in nome della propria fede non regrediscono nel dimostrarla. Le crudeltà riguardano case, istituzioni, le stesse Chiese. Una violenza alimentata da odio e rancore, frammista a interessi e rapine. E’ indetta nel calendario liturgico la festa dei martiri missionari il 24 Marzo, giorno dell’assassinio di Mons. Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador nel 1980. Esistono spesso nel silenzio persone, non solo sacerdoti, ma anche religiose e fedeli cristiani che donano la propria vita all’annuncio del Vangelo: non solo in terra di missione. Don Roberto Malvesini è stato ucciso a coltellate nel settembre del 2020 a Como da una persona che lui accoglieva. Esistono inoltre i molti martiri anonimi: quanti, con la loro fatica, attenzione e dedizione accudiscono persone bisognose di aiuto. Sono martiri perché annunciano il Vangelo in modo concreto: senza clamori e senza titoli, sostenendo le fragilità delle famiglie per i propri cari siano essi anziani, giovani, bimbi senza famiglia. Tratti di martirio sono presenti ogni qual volta, con gratuità e silenzio, qualcuno aiuta chi ha bisogno di essere autonomo. Costituiscono la dichiarazione esplicita di cristianesimo perché mettono in pratica l’amore del prossimo quale impegno dell’amore di Dio.

Il Salmo canta a Dio la grandezza della sua presenza:

«Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi».

 

21 Giugno 2026 – Anno A
XI Domenica Tempo ordinario
(1ª Lett. Ger 20,10-13 – Salmo 68i (69) – 2 ªLett. Rm 5,12-15 – Vangelo Mt 10,26-33)