In un mondo connesso come il nostro sembrano impossibili le solitudini. Eppure esistono: alcune cercate, altre subite. Ci sono persone e famiglie che cercano nel turbinio della vita odierna di restare separati dal vociare pubblico e privato che circonda la vita del lavoro, delle case, dei quartieri.
Con la facilità di movimento, gli incontri di folla sono standardizzati. Un pomeriggio di festa, una vacanza, uno spettacolo, un dibattito. Mai soli, sempre insieme, troppo spesso in fila. Sono condizioni che ad alcuni piacciono: stare insieme, godere delle presenze, comunque non sentirsi soli. Altri invece, anche famiglie, sono in ricerca di silenzio e solitudine. Comunicano per lo stretto necessario, preferiscono la natura, il silenzio, spesso la montagna, oramai stanchi delle aggregazioni.
Anche nella Chiesa, fin dalle origini ci sono stati monaci e monache che hanno scelto volontariamente la solitudine. Qualcuno in modo assoluto: si parla degli eremiti e delle eremite. Non sono molti, esistono perché nel silenzio e nella contemplazione riescono ad avere pace con se stessi e con Dio. Altre convivenze sono attenuate: le chiamano cenobitiche. Ogni individuo vive in solitudine con qualche momento di contatti settimanali, programmati e brevi.
Esistono purtroppo le solitudini subite: malattie, abbandoni, povertà, incapacità. Sono le solitudini dolorose di quanti non hanno contatti perché spesso non destano interesse. Addirittura non è raro il disprezzo e l’allontanamento. Per chi è costretto a vivere solo, dopo la rabbia e i tentativi di comunicare, subentra la rassegnazione. Un silenzio che si fa cupo, amorfo, nebuloso. Le relazioni e le attenzioni si diradano. La sofferenza è permanente; non è escluso il desiderio della morte.
L’attenzione alla solitudine deve preoccupare quando le risorse personali e familiari esistono e sono solide. E’ utile avere amici e amiche; essere disponibili, aiutare qualcuno che ha bisogno, dialogare con parenti e amici. Si crea un circuito virtuoso i cui effetti si ritrovano in momenti di difficoltà. Chi vive solo, da solo rimarrà. Purtroppo la rete offre l’illusione di poter comunicare comunque: con qualcuno che ha un “name” fasullo, inventato di proposito per ottenere anonimato, con un’immagine truccata e manipolata. E’ una forma raffinata e quasi sempre pericolosa di relazione: non ha radici autentica di conoscenza e di stima. Forse la solitudine nuova e pericolosa del mondo di oggi.