“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.159 – VECCHIETTO/A

Quando si incontra qualcuno che ha segni di incertezza e di movimento il saluto è “vecchietto”. Un modo che sembrerebbe non offendere, senza rinunciare ad una dichiarazione che nasconde però il giudizio. Per la verità i titoli si affibbiano a tutti: bimbi, adolescenti, giovani, adulti, con l’arricchimento di altri titoli. I sociologi rispondono che è la reazione destinata a tutte le minoranze. Per questo i titoli fantastici sono infiniti: ricco e povero, sano e malato, istruito e ignorante, italiano e straniero, nordista e sudista. Chi più ne ha più metta.

Ascoltando una persona omosessuale e discutendo mi ha dato una risposta a cui non avevo mai pensato: «non devi chiedere a nessuno chi sei, quanto domandare cosa fai». E’ la risposta migliore che ho ricevuto. Non è possibile che l’età, il censo, il territorio creino stereotipi difficile da smentire. Pensando alla maggiore età – vecchiaia, anzianità, grande età – l’approccio è quasi sempre negativo. A meno che tu non sia ricco: a quel punto i titoli scompaiono.

Nell’era dell’efficienza e della mobilità chi ha molti anni di età è comunque deprezzato. E’ soggetto a stanchezze, a maggiori malattie, a non reagire rapidamente. La paura della maggiore età si diffonde anche per chi non è vecchio. Un deprezzamento che è suggerito e patito. Già all’età di mezzo si pensa alla minore bellezza, ai primi disturbi, alla non elasticità degli arti e della pelle. Si trascura il fatto che invecchiare è un privilegio. Significa che la vita media ti sta allontanando la morte e non a tutti è consentito campare molto.

Per consolazione raccontano la sciocchezza che la vita media potrebbe durare anche 120 anni. Dimenticano di dire che oltre gli 80 anni ti offrono una vecchiaia più lunga. Pensano di cambiare arti e muscoli: sicuramente non ringiovanisci come un adolescente. E’ vero che occorre organizzarsi per la maggiore età: il tempo è più lento, le reazioni più moderate, gli affanni diminuiscono. Occorre attrezzarsi. Avere un programma che accompagni tempi diversificati rispetto all’età giovanile e adulta.

Lasciarsi andare senza sapere che cosa ti riserva la giornata crea tristezza fino alla depressione. Non occorre che inventi nulla: è sufficiente continuare la tua vita con ritmi diversi e anche con obiettivi aderenti alle tue forze, recuperando magari quanto hai trascurato, perché all’ora, quando eri giovane, eri oberato di impegni.