“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.155 – VELOCI

Mi è capitato di osservare due avvenimenti sportivi, la cui caratteristica è stata la velocità. Guardando una tappa del Giro d’Italia sono stato impressionato da ciclisti che hanno affrontato diverse salite con una pendenza di oltre il 20%. Conosco la stradina che ho visto perché la frequento in auto come accorciatoia. Nel pendio finale si fa addirittura fatica in auto ad ingranare la prima marcia, per quanto è ripida. Vedere questi ragazzi salirla con leggerezza mi ha impressionato. Mi sono chiesto come fosse possibile una simile impresa.

Sono cambiati i tempi delle strade, delle bicilette, dei vestiti, ma sono cambiati anche le organizzazioni e gli allenamenti che i giovani professionisti applicano per risultati sempre migliori. La seconda occasione di ammirare la velocità è stata la corsa delle moto. I piloti sono straordinari nel correre, torcono i corpi per abbordare le curve il più velocemente possibile. Arrivano a velocità impensabili, superando in alcuni tratti i 300km/h. Rischiano la vita negli incidenti che possono essere letali.

Nelle gare è fusa la capacità umana di gareggiare insieme ai progressi della ricerca e degli strumenti necessari, quali la meccanica, l’elettronica, la composizione dei materiali. Guardando questi spettacoli la prima reazione è stata la meraviglia: per le capacità umane, per gli allenamenti, per la tecnica, la meraviglia si irradia alla spinta caratteristica delle persone per esaltare progressi. Solo diete severe, preparazioni meticolose, studi per ogni dettaglio permettono di raggiungere risultati. Anche il desiderio dei premi crea il suo interesse, compreso il denaro, abbondante per chi primeggia.

Lo sport è un momento importante soprattutto per i giovani che amano giocare, primeggiare, sfidare. Una lezione severa che incoraggia a non sprecare tempo, a impiegarlo per ogni ricerca nella salute, nell’arte, nell’istruzione. Battaglie importanti per il benessere. La vittoria è il risultato di fatica e di passione. L’essere tifosi è spiegabile perché coinvolge emotivamente, purché non diventi ossessione e passività. E’ una vergogna arrivare a violenze per difendere i propri campioni.