“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.154 – CRONACA NERA

Nel tempo la cronaca nera di delitti, rapimenti, furti era riservata agli strumenti di informazione in una parte specifica. Sufficiente, ma non esagerata. Recentemente alcuni delitti sono diventati materia di approfondimento in trasmissioni radio-televisive non esclusi i telegiornali. Giornalisti, forze dell’ordine, esperti, avvocati e addirittura magistrati narrano e descrivono. Come sempre l’opinione pubblica, nei commenti, si divide tra innocenti e colpevoli.

La caratteristica che colpisce è l’interesse per vicende drammatiche estranee alla propria vita e al proprio ambiente. Romanzi si attorcigliano nel conoscere dettagli per scoprire i colpevoli. La vicenda singola o collettiva si inerpica in partico, dimenticando la vittima. Si perde ogni senso di pietà per chi è stato violato o ha perduto la vita. Non interessa il male prodotto, ma i meccanismi che l’hanno prodotto. Non c’è solidarietà, non c’è comprensione, ma interesse ai modi del male. Si perde così il senso dell’etica e della vicinanza a chi ha avuto grandi dolori o ha perduto la vita.

La riflessione suggerisce lontananza al male; l’interesse è per chi ha prodotto il male, accentuando curiosità morbosa. Si sdrammatizza il male: lo si considera solo nella complessità dell’evento. L’’attenzione è per le proprie emozioni: interessa la vicenda nella sua evoluzione con le persone coinvolte, soprattutto vittime. Il dolore maggiore è per le famiglie che hanno subito violenza: assistono impotenti alla pletora dei dettagli narrati, non avendo solidarietà, ma diventando, in qualche modo, personaggi del racconto. Non chiedono perdono perché sono in ricerca della verità spesso misteriosa e complessa, con un duplice dolore: aver perduto la persona cara non conoscendo con chiarezza la verità dell’evento.

Tutto ciò a distanza di anni nell’evolvere della giustizia che occupa anni ed anni per avere la morale certezza di un colpevole. Una cultura asociale, quasi disumana pervade il clima di comunicazioni nelle quali la comunità, l’umanità, la vicinanza non riescono a solidarizzare con le vittime. Solo rare persone riescono a trarre da eventi dolorosi la forza di iniziative di attenzione e prevenzione contro il male a seguito della perdita di una persona cara. Sono esempi da lodare perché hanno la capacità di offrire futuro positivo, nonostante il dolore sofferto.