“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.143 – SANREMO

Da tempo le televisioni e i giornali martellano per l’evento del Festival di Sanremo. L’iniziativa è partita nel 1951. Nel tempo si è ingrandita. Ha accompagnato la nostra adolescenza e giovinezza. Ora non più: non conosciamo nomi e canzoni e, soprattutto, non ci appassiona. Saranno milioni di persone che guarderanno la gara. Con personaggi, pronostici e votazioni. Impressiona l’interesse che suscita.

Nella storia, lo sport, le manifestazioni, i giochi, le sagre hanno interessato i popoli. Recentemente anche nelle singole città, hanno scovato gare, tradizioni, contese sempre di antiche memorie, con armi, scudi, vestiti e maestria. L’unica consolazione è che gli eventi non sono cruenti come i giochi del Colosseo, dove gli schiavi combattevano contro gli animali e tra loro, fino alla morte dello sconfitto. Con il cristianesimo si sono miscelate forme laiche e religiose. Drappi e trofei ricordano la Madonna o qualche santo vero o dalle origini incerte. A Gubbio, in Umbria, la festa dei ceri coinvolge giovani e adulti per settimane prima e dopo il 14 Maggio di ogni anno. Si tratta semplicemente di una corsa verso il santuario di Sant’Ubaldo sopra la collina, trasportando a spalla enormi “ceri” di legno.

San Remo sembra che non sia mai esistito. Sarebbe il diminutivo di San Romolo, un eremita che ha vissuto in una grotta nel medioevo, sopra Genova. La riflessione su questi eventi richiama la storia che accompagna anche il mondo moderno e post moderno. Le vicende umane hanno continuità non solo nelle singole storie personali, ma anche nelle manifestazioni collettive di popolo. Le vicende odierne, come il Festival di Sanremo, mettono insieme sacro e profano. Con la caratteristica che del sacro è rimasto solo il nome. A volte qualche benedizione accompagna l’inizio e la fine della manifestazione. Non qui, perché la canzone non è semplicemente evento, ma sviluppa un vero e proprio mercato di risultati e di protagonisti. I vincitori e le vincitrici (non tutti) diventeranno celebri per anni, rimanendo nella memoria per lungo tempo.

Il canto ha un suo fascino e rimane impresso nella vita: con il trascorrere del tempo i motivi, le parole, gli approcci cambiano: rimangono quelli della propria giovinezza. Forse per questo offrono piacere e bei ricordi.