Il grande evento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 è in pieno svolgimento. La preparazione delle strutture è stata lunga e faticosa. Da mesi l’informazione è stata dettagliata, sia per i luoghi che per gli atleti. Da un punto di vista estetico tutto è stato celebrato: sono stati forniti dettagli di specialità sconosciute alla maggior parte della popolazione: 16 discipline ufficiali, che coprono sport di ghiaccio (hockey, pattinaggio, short track, curling), neve (sci alpino, fondo, salto, combinata, freestyle, snowboard, sci alpinismo) e scivolamento (bob, skeleton, slittino).
Guardando a distanza fanno fascino. In parte per la neve, come eccezione di ambiente, un po’ per le difficoltà a cui sono sottoposti i partecipanti. Dietro i risultati emergono impegno, sacrifici, fatica. Sono da ammirare quanti dedicano i tempi migliori della giovinezza allo sport. Molti degli atleti e atlete rimarranno nell’ambito degli sport invernali come tecnici, allenatori, comunicatori.
Due sono le note che danno allo sport la giusta dimensione nella vita personale e sociale. Le carriere sportive sono brevi. Terminato l’agonismo rimane la vita ordinaria con i problemi di tutti. Da qui l’attenzione ad essere coscienti della caducità della bravura, al di là delle medaglie. Un rischio sono i premi che indicano la consistenza dell’economia sportiva in modo spropositato.
Le Olimpiadi sono comunque un’eccezione. Nate come sfida planetaria, offrono lo spaccato delle eccellenze. La lezione: il progresso e la preziosità nascono da una vita regolata e piena di impegno. I geni e le eccezioni non possono sottrarsi all’allenamento delle proprie risorse. In secondo luogo anche quanti sono predestinati alla vittoria potrebbero, nelle gare, essere sconfitti.
Da qui le scene di giubilo e anche le lacrime che accompagnano ogni gara. L’eccessiva esaltazione dei giochi può produrre, soprattutto nei minori, una falsa considerazione dell’ordinarietà, come se l’esistenza si condensasse sul gioco e sulle sfide. Non tutti sono atleti, né tutta la vicenda umana è un gioco. Gli impegni per il futuro delle giovani generazioni sono gli studi, i mestieri e l’equilibrio dei sentimenti e degli incontri. Essere normali non è uno svantaggio, ma la realtà della stragrande maggioranza dei popoli.