Assistiamo, molto a distanza, alle vicende che gli organi di informazione comunicano in politica estera. Le storie dell’Ucraina, di Gaza, dell’Iran, della Groenlandia mettono in dubbio assetti e regole che erano gestite con i vari trattati internazionali e relativi organismi preposti, quali l’ONU, garanti di pace e di equità. La tendenza odierna è scavalcare con potenza e con le armi gli equilibri esistenti. Né sono sufficienti le forze che si oppongono a prepotenza e cinismo. La cosa più triste è la scelta ridotta alla guerra o alla compravendita. La stessa informazione è gestita da potenti mezzi che aderiscono alla nuova cultura, sussurrando e proponendo tesi che giustificano quanto deciso, senza remore e senza rimorsi, ma con ragioni che annullano le basi del rispetto dell’integrità dei popoli e dei criteri di equità.
Il gioco è oramai esplicito: la ricerca di pace non vera, prolungando le guerre, le motivazioni presentate come esigenze di giustizia, la difesa dei propri diritti classificati all’interno di ogni singola nazione. Da qui le catene di alleati e di sostenitori sicuramente non sinceri, ma, a loro volta, frutto di calcoli dei propri interessi. Sono rimaste scarse le voci che si oppongono alle molte ingiustizie perpetrate. E’ sufficiente garantire (al di là della verità) gli interessi del proprio popolo. Da qui la debole opposizione a ingiustizie gravi e palesi. La parola del Papa è uno degli ultimi baluardi che invoca la pace.
La situazione indica che il popolo è impregnato di cultura egoista e ostile. I dati delle migrazioni, del commercio internazionale, della mancata integrazione sono evidenti segni di cinismo. Si dimentica che la vita della terra è unica e che le nazioni, pur definite in confini, hanno bisogno di relazioni pacifiche e giuste. Si pensi alle risorse energetiche, alle scoperte tecnologiche, ai prodotti per il nutrimento e, persino alla cultura.
Nulla sfugge all’osmosi tra tutte le terre del globo. Nemmeno i richiami della natura (desertificazioni, cambi climatici, inondazioni) sono sufficienti a ritrovare razionalità e rispetto. Come ultima istanza si appelli alla coscienza critica per non dimenticare i capisaldi di una vera aspirazione al progresso e alla pace.