Pur recitando oggi e aderendo al Credo di Niceno per la fede cristiana comprensibile. Le espressioni riferite a Cristo “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre” rimangono inerti, perché manca il substrato filosofico su cui poggia la sintesi, così come la descrizione dello Spirito santo che “procede dal Padre e dal Figlio”. Dalle fonti storiche e patristiche emergono approcci diversi alla conoscenza e alla fede in Dio, a seconda delle epoche storiche.
Il primo percorso è quello della “meraviglia”. Riflettendo sulla bellezza del creato, della natura, del genere umano e animale, la reazione è quella della lode. Solo un essere superiore può aver disposto simili bellezze. Un secondo percorso è offerto dalla distinzione tra carne e spirito. Ben presto si manifestano tendenze all’isolamento, alla ricerca della povertà, alla saggezza del silenzio sulla linea delle beatitudini. Altri padri insistono sul cambiamento morale dei costumi per quanti si dichiarano cristiani.
Infine, c’è il percorso liturgico. Nella celebrazione dei riti, con i tre grandi sacramenti del battesimo, dell’Eucarestia e della penitenza si invoca Dio presente nell’assemblea. Questa presenza aiuta alla dimensione della vita spirituale e al rafforzamento della fede. Destano curiosità e ammirazione le molte intuizioni di autori, alcuni dei quali dichiarati santi, altri eretici, che tentano di indicare le strade della fede. Appaiono percorsi differenti e anche lontani tra loro: hanno il vantaggio della varietà con la quale si può conoscere Dio e avere fede in lui. La grande distinzione è tra visione cosmica, caratteristica della religiosità ebraica e l’attenzione al Signore Gesù delle prime comunità cristiane.
La fede predicata oggi è molto attenta alla correttezza delle parole e dei pensieri: è però statica. Per alcuni versi lontana dal sentire del mondo cambiato. Sono pressoché scomparsi i “padri e le madri” che intuiscono, suggeriscono, interpretano la presenza di Dio. I manuali teologici, biblici, liturgici sono rigidi, attenti alla dottrina, meno capaci di interpretare sentimenti e afflati religiosi.