“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.134 – MERCATO CALCISTICO

Nonostante le festività natalizie e annuali, un mondo di milioni di sportivi è attento al mercato calcistico invernale di fine anno. Il calcio è un gioco spontaneo, fatto di poche regole, seguito fin da piccoli, perché si tratta di calciare una palla (pallone) per farla entrare in una porta, ingannando il giocatore portiere, il solo che può usare le mani per non permettere il gol. Gli arbitri sono custodi della regolarità della partita: hanno immesso ora anche il var che riprende le scene degli eventuali fuori gioco e falli.

Il calcio interessa il mondo intero, con organizzazioni mondiali e nazionali. E’ diventato uno sport economicamente complesso e, spesso, cinico. Il gioco è debitore del talento di singoli, con mediazioni, contratti, prestiti, vendite, scommesse per migliaia di persone (quasi sempre uomini). A ben riflettere, fin da giovanissimi, si attiva una specie di mercato della pedata che ha tutte le caratteristiche di una compravendita di esseri umani capaci di dimostrare di essere superiori di gioco. Si elargisce un “cartellino” che diventa possesso. E’ vero che è un contratto consensuale le cui regole dichiarano la proprietà del calciatore, almeno per quanto riguarda lo sport, ma anche della loro vita.

Dopo il contratto ogni giocatore dovrà dimostrare le proprie capacità, mentre la società proprietaria del cartellino ne dispone la destinazione, il prestito, il trasferimento, la vendita o la liberazione. A nessuno è venuto in mente di dubitare che tale meccanismo sia irrispettoso della dignità umana. I tre soggetti che accettano il mercato sono le società calcistiche, i giocatori, il pubblico. Sembra che tutti e tre siano accontentati. Con ore e ore di trasmissioni televisive, di commenti di giornali che raccontano notizie e dettagli delle partite; con addetti per ogni fase di organizzazione, compresi i grandi fondi di investimento che desiderano lucrare sul gioco: uno fenomeno che va ridimensionato perché fondato sul nulla.

La distrazione di massa, il denaro sciupato, il tempo perduto, la corruzione, la dignità delle persone esigono che sia ridefinito perché diventato negativo. Miliardi di euro da distribuire a singoli e a gruppi sono una rovina. Il divertimento e il gioco sono scomparsi: è rimasto il mercanteggio indegno di persone razionali.