“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.133 – LE MADRI

Con l’avvicinarsi del Natale, oltre al neonato Gesù, si insiste molto sulla madre Maria. La devozione popolare è talmente diffusa che non esiste Chiesa o luogo di culto che non la ricordi. In realtà la genitrice è la persona più cara della vita. Forse perché si nasce nel suo grembo e forse per l’accudimento che accompagna il nato. Di fatto la persona adulta più vicina, che soffre e gioisce con il proprio figlio e figlia anche quando l’età adulta non esigerebbe la presenza, è la madre. Non è tutta gioia e affettuosità nell’essere madri. Penso a quelle madri che hanno un figlio con disabilità. Il legame invece che attenuarsi diventa profondo e inestricabile.

Capita che si presenti una madre ottantenne con un figlio di cinquanta anni disabile che ti chiede: cha sarà quando non ci sarò più? Ti commuove perché il pensiero è un tutt’uno con figlio o figlia, anche dopo la morte. Se a un giovane tossicodipendente che si confessa chiedi: qual è il peccato più grande che ricordi? La risposta è: aver fatto soffrire molto mia madre, oltre ad essere stato bugiardo, ladro, imbroglione. Il mistero della natura con il quale si tramandano le generazioni passa dalla maternità. Con un’attenzione particolare si scopre che i legami indimenticabili sono quelli della tenera età, prima che l’adulto diventi autonomo e, a sua volta, diventi genitore.

Si dice spesso che la maternità è una vocazione: in realtà è una necessità, legata al tempo biologico delle creature che hanno bisogno di tramandarsi. Così per il genere umano e anche per il creato animale e naturale: le stagioni della terra accompagnano il ritmo del morire e rinascere. Se a Novembre cadono le foglie, a Maggio fioriscono le piante. Sempre più spesso per circostanze culturali, sociali ed economiche, la maternità è meno desiderata: per impegni di lavoro e di carriera, per paura del futuro, per un rifiuto personale.

Nel tempo la civiltà può progredire e ottemperare alle nuove necessità di una vita difficile e incerta, ma senza maternità ogni gruppo e nazione è condannato a scomparire. Ottemperare alla identità di ogni donna e accompagnarla nella maternità è un impegno serio; sicuramente non obbligatorio. Possono essere attivate circostanze che permettono a una donna di sentirsi aiutata nel diventare una buona madre.