“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.128 – LE FAMIGLIE

Si cita spesso la famiglia come nucleo indispensabile per la vita singola e collettiva. Ed a ragione: perché costituisce il nucleo primordiale della nascita, della crescita e della vita quotidiana, senza la quale la vita singola sarebbe molto più problematica e difficile.

Siamo abituati a pensare alla famiglia “classica”: uomo-donna, con figli e parenti più o meno numerosi. Nelle società evolute è oramai indispensabile parlare di famiglie, al plurale. Ne esistono di fatto, come di persone dello stesso sesso, ma anche – se ne parla poco – provvisorie.

Un fenomeno nuovo è la stabilità, magari con nascita di figli, ma senza vincoli pubblici, in attesa del matrimonio che forse verrà celebrato o non celebrato. Gli adulti, nel rispetto della loro libertà, preferiscono il nucleo che chiamano famiglia, anche senza la tutela giuridica statale e/o religiosa. E’ un dato di fatto per cui è inutile invocare un modello che ancora persiste nella maggior parte dei casi, ma che non è l’unico.

Le ragioni di questa “evoluzione” è da attribuire alla libertà che ciascuno invoca per la vita propria: la volontà di non negare con vincoli le proprie scelte anche per il futuro. Religiosamente il matrimonio è per tutta la vita; laicamente può prevedere separazione e divorzio. Il concetto di unione per cui la vita, dopo il matrimonio, è il vivere insieme intensamente è rifiutato, nonostante le dichiarazioni di amore e di libertà. Non si prevedono, in questa concezione, le difficoltà della vita solitaria: si ricomincia da capo, con altra persona, fino a scegliere addirittura tre o quattro volte, una nuova compagna o compagno.

E’ il solipsismo che, in realtà, nasconde, un egocentrismo senza relazioni. L’io è il cardine delle scelte. La tragedia è per i figli, costretti a seguire i propri genitori con il nuovo fidanzato della madre o la nuova compagna della padre. Forse a questa concezione è da legare la glaciazione delle nascite. Se a prevalere è il proprio vissuto in libertà non c’è spazio per nessun altro, sia esso coniuge o figlio.

E’ l’inizio della decadenza: un popolo che non procrea è destinato a scomparire. Il nostro destino è vivere insieme: la famiglia ne è il nucleo principale.