“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.119 – MORIRE CELEBRI

In queste ultime settimane, per una serie di coincidenze, sono morte persone celebri: giornalisti, presentatori tv, imprenditori, artisti. L’informazione è impazzita. Sono state dedicate pagine e pagine di giornali (cartacei e in rete), di trasmissioni e di dediche, con l’attenzione a raccontare tutto. Dalla famiglia d’origine, ai primi passi, al culmine della gloria e dell’impresa, fino alla morte.

Sono state poste in secondo piano le guerre, i morti, gli equilibri internazionali, dedicando l’attenzione principale a celebrare e immortalare persone che, tutto sommato, sono state celebri. Morti sul lavoro, inizio della scuola, immigrazioni ed emigrazioni, crisi politiche, caro vita, sono scese in secondo piano. E’ come si volesse prendere un po’ di ferie dall’angoscia anche nell’informazione. Eppure, già dall’antichità, il profeta ricordava: “mille anni sono un giorno; una cappa di argilla incombe sulle nostre inquietudini”.

Forse è giusto così o forse no. Una specie di desiderio di immortalità e di onnipotenza proiettata nel ricordo e nel sogno. La felicità desiderata per ognuno, anche se, nel profondo, ognuno sa bene che i fortunati saranno pochi: anche i campioni sono rari. Impressiona la valorizzazione di prestazioni che, tutto sommato, non hanno deciso la felicità di molti. Si consolidano, in questo modo, i principi sui quali varrebbe la pena insistere: salute, ricchezza, celebrità. Il resto del mondo rimane lontano su uno sfondo che non interpella le sensazioni della vita.

Alcuni celebri sociologi hanno parlato di società “fluida”. Non è sufficiente la descrizione. Viviamo una cultura “fragile”, incapace di affrontare la vita, preferendo la dimensione “onirica”. Una caratteristica capace di oltrepassare la noiosità e la pesantezza del quotidiano. Qualche esperto potrebbe parlare di infantilismo esistenziale. Probabilmente è l’effetto del benessere raggiunto. Avendo risolto i problemi della sopravvivenza (cibo, risorse, comunicazione, movimento, tempi liberi) la ricerca di felicità va oltre i limiti. Da qui il desiderio di ancor più soddisfazione. Sono saltati tutti i paletti della vita sobria e rispettosa: la proiezione non ha limiti materiali e spirituali verso l’immaginabile. Una pia illusione con il tempo che trascorre.