Spesso nelle riflessioni politiche, religiose, sociali, guardando al presente, si risponde che viviamo un clima di cambiamento. Sicuramente gli schemi del passato, nemmeno troppo remoto, sono sepolti. Le sintesi, date per certe, negli atteggiamenti culturali, religiosi e sociali sono silenziate.
L’indice caratteristico di questo stato sono gli adolescenti: un mondo diventato mistero. Sono contemporaneamente bambini e adulti: il loro agire lascia sconcertati i genitori, gli educatori, gli stessi amici. Questa incertezza si registra in ambiti ben più consistenti, quali l’economia, la politica, la cultura per arrivare alla famiglia e all’etica.
Tutt’al più si riesce a raccontare il presente: nemmeno in termini ampi, preferendo storie personali, con attenzione a emozioni e a dettagli. E’ un paradosso: a fronte di un orizzonte ampio e globale, la reazione è particolare, privilegiando le intimità personali. Eppure la strada è ben tracciata: le risorse presenti nel mondo con la globalizzazione, la comunicazione, la ricerca scientifica, l’arte richiedono nuove sintesi che non emergono.
La risposta a questi silenzi è nell’incapacità di coniugare le radici profonde delle nostre storie rapportandole a nuovi scenari. Da qui il rifugiarsi nel gestire il presente senza orizzonti e senza scelte. Una fine ingloriosa per storie di popoli che sono chiamati a scegliere il proprio futuro.
Tale incertezza è dovuta alla pretesa di raggiungere migliori equilibri – si dovrebbe parlare di felicità – dimenticando che il benessere non è solo sogno, ma realizzazione concreta di scelte e di organizzazioni capaci di garantirlo. Nello snodo di impegni e di risultati si bloccano coraggio e lungimiranza. Si desiderano nuove sintesi, dimenticando che ogni meta è frutto di sacrificio, di scelte, di visioni che riescano a coniugare contemporaneamente ciò che costa e ciò che è gratuito. Vale per la scuola, per la politica, per l’economia, per la religione, per l’arte. Il desiderio, nemmeno velato, è l’attesa di un mondo equilibrato, armonico, soddisfacente, senza impegni.
Da qui la speranza e, cosa più grave, mancanza di idee che immaginino il futuro. Si vive sul presente raccontando, invocando, protestando senza impegni e disponibilità al cambiamento. Ciascuno è chiamato a reggere la propria condizione, concentrato sul proprio equilibrio.