E’ diventata tendenza nell’informazione, sia di stampa che televisiva, occuparsi di cronaca nera. Un tempo era riservata a grandi eventi: attentati, delitti crudeli, incidenti sanguinosi, assalti particolarmente odiosi. Recentemente l’attenzione è riservata a tutti i delitti. Con dovizia di particolari: voci dei parenti, dei difensori, dei Tribunali. E’ impressionante la pubblicazione di prove, di perizie, di come procedono le indagini. E’ venuta meno la distinzione tra innocentisti e colpevolisti. Tutti aspettano le sentenze che possono arrivare dopo anni e anni dai fatti avvenuti.
Non è un buon segno, per due motivi. Sembra che gli ascoltatori/lettori gradiscano, come nei romanzi, conoscere gli autori dei delitti, per diventare loro stessi giudici. Una curiosità pruriginosa che si interessa ad avvenimenti lontani, che non offrono interesse collettivo. In fondo non costa seguire un alone di vicende che non toccano la propria vita. Una specie di spettacolo, a costo zero. Il secondo motivo nasconde – probabilmente – la visione individualista di ciò che avviene nel mondo. Una specie di ristringimento dell’orizzonte. I fatti gravi nel mondo narrano di guerre, di violenze, di fame. Con sufficiente distacco si ascoltano notizie sul numero di morti e su distruzioni di case e villaggi.
Questo atteggiamento può essere sintetizzato nello scenario di una rappresentazione, sia teatrale che cinematografica. Si mette in moto il distacco totale dalle proprie vicende per vivere le emozioni a piacimento. Il collegamento tra la realtà della vita e le proprie reazioni emotive è definitivamente scomparso. Da qui una cultura che è attenta al proprio benessere/malessere, senza capirne l’origine e il futuro. Un’età adolescenziale che indica immaturità e fragilità.
Ognuno, nella vita concreta, aggiusta gli elementi che, a proprio giudizio, diventano necessari a sentirsi felici, senza considerare le concause che producono benessere o malessere. Gli esempi sono molti. Le vacanze sono un momento desiderato da tutti e, per questo, preteso. In pratica, la globalizzazione ha imposto le regole delle vacanze di tutti: luoghi, prezzi, periodi. In base a queste regole non sei tu a scegliere la tua vacanza, ma le circostanze che ti immetteranno in un percorso di cui sei una semplice molecola.